Migliaia di correntisti impossibilitati ad utilizzare le proprie somme, banca vicina al collasso: ecco che fare

A causa di un errore tecnico nel titolo e la foto dell’articolo intitolato “Banca Network Italiano in fallimento, conti e bancomat congelati” pubblicato oggi dal nostro blog il nome della banca in difficoltà (BNI) è stato erroneamente associato per qualche minuto, in una prima stesura, a BNL. Ci scusiamo del refuso con i lettori e con la Banca Nazionale del Lavoro – Bnp Paribas.

B.N.I. verso il fallimento

Il disastro è ormai prossimo. Migliaia di clienti al varco, con i conti bloccati e l’impossibilità di utiilzzare le proprie somme.

È la situazione in cui si trovano in questo momento gli oltre 28mila clienti di Banca Network Investimenti (BNI) dopo la delibera della Banca d’Italia del 31 maggio.

Tra i clienti vi sono anche molti dei 69 dipendenti che, in caso di liquidazione dell’istituto, rischiano il posto di lavoro.

Una «misura si è resa necessaria per fronteggiare la situazione di difficoltà della banca» secondo quanto ha comunicato l’istituto di palazzo Koch che a novembre ha posto in amministrazione straordinaria la Banca nata da Bipielle Net, una costola della Banca popolare di Lodi di Giampiero Fioriani.

La banca, come tutte quelle operanti in Italia, è obbligata ad aderire al Fondo interbancario di tutela dei depositi che garantisce la restituzione delle disponibilità in conto corrente (liquidità, depositi vincolati, assegni circolari e certificati di depositi nominativi) fino a 100mila euro (la garanzia è per depositante e per banca, indipendentemente dal numero di conti aperti presso uno stesso istituto). Su questo non ci piove.

Gli oltre 28mila clienti di Banca Network potranno usufruire eventualmente di questa garanzia. Ma come funziona? E, intanto, chi li ripaga dei danni maturati dal momentaneo congelamento dei conti? Rientrano nell’ambito delle garanzie del fondo conti correnti, depositi (vincolati e no), assegni circolari, certificati di deposito nominativi (non al portatore).

Forme di investimento come obbligazioni aziendali, azioni, titoli di Stato, pronti contro termine non rientrano nelle garanzie del fondo ma restano di proprietà del cliente in quanto sono solo custoditi dalla banca insolvente (all’interno del conto titoli).

E l’oro? È escluso in quanto è un deposito fisico, non di denaro. Il Fondo Interbancario – come si apprende dal sito del fondo – protegge solo i depositi in denaro. In ogni caso non è necessario proteggere i depositi in oro. Infatti se una banca fallisce, l’oro come tutto ciò che è stato fisicamente depositato (beni di valore – securities) va restituito al legittimo proprietario perché non fa parte dell’attivo di una banca fallita.

In altre parole, questi beni non fanno parte del processo di liquidazione, perché vengono direttamente riconsegnati al proprietario.E i danni per il momentaneo congelamento?

Essendo una facoltà per la Banca d’Italia quella di sospendere i pagamenti per la banca in amministrazione controllata congelando difatti i conti correnti classici, non sono contemplate dal legislatore azioni legali specifiche per il danno derivante dal momentaneo congelamento delle somme.

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