Curarsi costa sempre di più. Al vaglio dei tecnici. Ipotesi di far pagare la degenza ospedaliera in base al reddito

curarsi costa sempre di più

Cinque miliardi di risparmi tra il 2012 e il 2014 attraverso la riforma dei ticket. L’indiscrezione arriva da una riunione a porte chiuse al ministero della Salute.

Sarebbero state messe sul tavolo due ipotesi: una di franchigia in base al reddito, con percentuale tra il 7 e il 9 per mille; l’altra riguarderebbe l’introduzione di sei scaglioni di reddito (6.000, 12.000, 18.000, 30.000, 40.000 e oltre 40.000) con ticket modulati per tutti. In day hospital si potrebbe così dover pagare da 10 a 180 euro di ticket, mentre per i ricoveri ordinari il costo a carico del cittadino varierebbe dal minimo di dieci euro al massimo di 200 euro.

Le ipotesi diffuse dalle agenzie di stampa hanno provocato però l’immediata smentita del ministro della Salute, Renato Balduzzi, che le ha definite “destituite da ogni fondamento operativo”. Balduzzi ha precisato che i tecnici del ministero avevano avanzato l’ipotesi del ritocco dei ticket sui ricoveri prima che il governo Monti giurasse, ma che il ministro “ha rifiutato di prenderla in considerazione fin dall’inizio del suo mandato”. Balduzzi aggiunge che dunque “è perfettamente inutile ogni speculazione politica”.

La spesa è cresciuta del 18% in un anno. Intanto – si legge in un approfondimento di “Repubblica” – sono stati diffusi i dati sulla spesa per le famiglie italiane per la sanità. Per il 58% degli italiani la spesa per la sanità (visite mediche, dentista, analisi e accertamenti diagnostici) è aumentata del 18% in un anno. La crescita è dovuta soprattutto ai ticket: per i farmaci (per il 65% dei cittadini), le visite mediche specialistiche (64%), analisi e radiografie (63%). Inoltre il 38% degli italiani ha fatto ricorso nell’ultimo anno alla sanità privata per almeno una prestazione. E’ quando emerge dalla ricerca del Censis contenuta nel Rapporto 2012 ‘Il Sistema Sanitario in controluce’ della Fondazione Farmafactoring.

In particolare sono donne (42%), adulti con 45-64 anni (42,5%) e anziani (40%), residenti nel Nord-Ovest (42%) e nei comuni tra 10mila e 30mila abitanti (42%), laureati (42%). Il 55% giudica però troppo alto il prezzo pagato per la prestazione, il 44% lo valuta giusto e appena l’1% lo ritiene basso. E il 10% dei cittadini ha fatto ricorso all’intramoenia nell’ultimo anno. In particolare sono donne (11,5%), 45-64enni (12%), residenti al Centro (13%) e nei comuni tra 100mila e 250mila abitanti (15%), laureati (15%). In questo caso pensa di aver pagato un prezzo troppo alto il 49%, giusto il 48%, basso il 3%.

Rischio di fuga dalla propria regione. Il rapporto evidenzia inoltre il rischio fuga dalla sanità delle regioni che hanno in corso piani di rientro della spesa con tagli alle prestazioni. Sono 10 milioni gli italiani coinvolti e che sarebbero pronti, per curarsi, a rivolgersi a strutture di un’altra regione o ad andare all’estero. Il 18% dei cittadini di queste regioni, afferma il Censis, si è già rivolto a un medico, a una struttura o a un servizio sanitario di un’altra regione o si è recato all’estero per curarsi, rispetto al 10,3% rilevato nelle altre regioni.

In quelle con piano di rientro sono di più i cittadini che pensano che la sanità regionale peggiorerà nei prossimi cinque anni (il 37,6% rispetto al 29,5% rilevato nelle altre regioni), che hanno fatto ricorso alla sanità privata (il 39% contro il 37%), che hanno sostenuto aumenti della spesa di tasca propria per la sanità (il 61,8% contro il 54,9%) e che hanno subito un incremento medio maggiore della spesa privata per famiglia (+20% contro il +16%). In queste regioni i cittadini che non si farebbero curare in nessun caso fuori dalla propria regione sono il 29% rispetto al 46% rilevato nelle altre regioni.

Acquisto di prestazioni su internet. Dall’analisi del Censis risulta che un milione di italiani ha acquistato prestazioni sanitarie su internet: 600mila persone lo hanno fatto una sola volta, 280mila tra due e quattro volte, 120mila più di cinque volte. Il 74% lo ha fatto perchè è un’operazione semplice e veloce, il 26% perchè i prezzi sono vantaggiosi e conviene, il 59% per acquistare prestazioni di odontoiatria (pulizia o sbiancatura dei denti, apparecchi ortodontici), il 36% servizi legati alla prevenzione (analisi del sangue e delle urine, mammografia, mappatura dei nei), il 23% visite con un nutrizionista (test delle intolleranze alimentari, diete personalizzate), il 9% interventi di chirurgia estetica.

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