Previsione di temi e metodi didattici: quanto conta? E’ forse citando il filosofo che si può iniziare a parlarne?

quanto conta la programmazione?

Parlare di programmazione scolastica significa citare Platone, che, nel suo Menone espone per mezzo di Socrate alcuni principi come quello della risposta attiva, delle piccole tappe, della correzione immediata.

Mentre B.F.Skinner può essere considerato il padre della programmazione, specialista del condizionamento e dell’apprendimento con i suoi collaboratori. Soprattutto J.Holland, ha messo a punto un metodo di programmazione che porta il suo nome e che è di gran lunga il più diffuso.

C’è comunque Freinet che affronta la programmazione scolastica denunciando la scuola tradizionale che si preoccupa di insegnare gli elementi delle diverse materie di studio, trascurando di coltivare le reali esigenze intellettuali e fisiche dei ragazzi.

Essendosi rivelata inadeguata la preparazione culturale degli scolari, si è creduto a torto di poterla migliorare riducendo le materie di studio anzichè operare l’unica riforma possibile, sostituire il “programma”con la “vita”. Il Decroly sia nel discorso del Renaix del 1904 che in un articolo apparso in “Ecole Nationale” 1905, pur mantenendo un tono decisamente polemico, non manca di puntualizzare sinteticamente alcune caratteristiche del programma di una “scuola rinnovata” e sottolinea le attività che essa dovrebbe curare in maniera particolare.

Il “programma”, afferma l’autore, deve avere un solo ed unico fine la conoscenza della vita e in particolar modo le condizioni della vita, dei mezzi per appagare queste esigenze, traendo partito delle risorse della natura e tenendo conto dell’ambiente sociale, soprattutto l’esercizio delle facoltà che intervengono per soddisfare queste esigenze”.

Si pensi all’abbondante lettera di presentazione di esperienze didattiche innovatrici, che pure ha avuto un valore di testimonianza indubbiamente positivo e comunque reale capacità di stimolo alla riflessione, da Don Milani a Mario Lodi, Albino Bernardini fino alle esperienze didattiche di Emma Castelnuovo.

Tanto per citare le esperienze di maggior rilievo, si può ricavare un’ impressione che è connessa alla natura stessa della testimonianza di un insieme di scelte, terminali, in cui i meccanismi di definizione, spesso sfuggono talvolta insieme alle condizioni specifiche in cui le singole esperienze si sono realizzate. Da questa considerazione emerge la necessità di portare avanti, nel quadro di una riqualificazione del comportamento docente e in generale della prassi educativa, il lavoro esemplare di formazione e di socializzazione delle tecniche didattiche iniziate da Bruno Chiari.

Se viene a mancare questo anello fondamentale di mediazione, si corre il rischio di far diventare la programmazione educativa un “nuovo slogan pedagogico”vuoto di contenuto e di riproporre implicitamente la figura professionale oggi. Così diffusa di un docente che altro non è che”un alunno in cattedra”per il fatto di non avere altro sistema di riferimento che la propria esperienza di apprendimento o l’imitazione passiva dell’esperienza esemplare. Il programma nel prescrivere i contenuti formativi e le abilità fondamentali si caratterizza, comunque, come legge dello Stato, in quanto ha un carattere formativo di massima generalità. La scuola, come istituzione educativa,deve avere a fondamento della sua organizzazione scolastica e didattica una programmazione curricolare che precisi ancor di più gli obiettivi educati e i processi di crescita culturale e sociale dell’alunno.

Godland dice: “Esistono tre livelli di decisioni in fatto di obiettivi in un programma, le decisioni sociali, prese dal potere politico; le decisioni istituzionali, prese dalle autorità pedagogiche; le decisioni relative all’insegnamento, prese dall’insegnante”.

La programmazione identifica obiettivi tenendo conto della situazione degli alunni sia in senso soggettivo (capacità, attitudini, interessi) sia in senso oggettivo (condizioni ambientali, culturali, familiari), è flessibile perchè fondata sulla individualizzazione dell’insegnamento portata alla massima efficienza, ogni livello di essa ha uno scopo regolativo dell’azione educativo didattica.

Pertanto vi è una pianificazione strategica di tutti gli organi competenti, in quanto essi sono fra loro correlati e insieme concorrono a determinare il POF (Piano Offerta Formativa) che si sostituisce al PEI (Progetto Educativo D’istituto) e si configura come il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle singole istituzioni scolastiche. Si presenta con le caratteristiche della intenzionalità, della previsionalità e della trasparenza, inoltre vi è la programmazione organizzativa che è la “mappa” delle risorse che contribuiscono a determinare l’Offerta Formativa della scuola , tramite essa si individuano e si elencano le condizioni di esercizio della scuola che integrata dal curriculo e dal contratto formativo, costituiscono il documento del quale il regolamento dell’autonomia definisce il Piano Dell’Offerta Formativa.

Per realizzare l’O.F. la programmazione organizzativa, indica le azioni intenzionali della scuola specificando le risorse umane; gli spazi e i tempi sull’azione didattica e formativa ; i criteri della formazione delle classi; criteri per l’organizzazione e il funzionamento del gruppo docente; i progetti educativi e formativi; l’utilizzazione di spazi esterni ed interni della scuola.

Il collegio dei docenti deve deliberare il piano annuale delle attività su proposta del Dirigente Scolastico (Preside) DPR 399/1988 con cui vengono stabiliti gli impegni di servizio dei docenti e le attività collegiali. Attività funzionali CCNL 04/08/85, attività aggiuntive CCNL 26/05/99, è competenza esclusiva del collegio dei docenti che ,in autonomia professionale e decisionale, evidenzia i “percorsi formativi essenziali” per la realizzazione del progetto educativo che determina il “curriculo”della scuola.

In quanto il docente,pur attenendosi allo spirito della programmazione d’istituto e di classe, potrà avviare il proprio progetto didattico adottato in modo autonomo.La soluzione che riterrà più idonea e non più legato ad un programma statico, prescrittivo, contenutistico potrà scegliere e definire gli obiettivi del suo intervento didattico.

Procedere all’organizzazione dei contenuti, decidere percorsi di lavoro, tecniche operative, metodologiche, funzionali ai suoi intendimenti. E’ importante che le finalità e obiettivi da perseguire vengono descritti ed esplicati sia alla scolaresca che in sede di Consiglio di Classe.

Il DM 10/09/91 (definizione degli ambiti) afferma che la programmazione educativa costituisce la base progettuale unificante e dinamica di quelli che sono gli aspetti generali pedagogico didattici ed organizzativi dell’attività educativa didattica della scuola e ne indica le “condizioni di progetto verifica” calibrate sulle esigenze formative degli alunni.Essa si caratterizza alla luce di criteri di fattibilità in quanto progettuale, dinamica e interagibile.

La programmazione didattica è l’operazione effettuata dagli insegnanti che trasferiscono gli obiettivi istituzionali e pedagogici del curriculo sulla situazione”reale” “concreta” della classe o sezione.Costituisce le tappe che si devono percorrere, per raggiungere il fine del processo insegnamento-apprendimento. E’ sintesi tra le richieste generali del programma e le esigenze della realtà concreta nella quale si opera.

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