Mai come adesso i candidati non convincono. Critiche a Obama e Romney. Democratici e Repubblicani ignorano il tema dell’occupazione: la gente vuole politiche chiare

il problema della disoccupazione in America

É possible che molte persone stiano affrontando il dovere di votare nelle presidenziali americane procedendo per gradini, ma continuano a tornare al punto di partenza: il candidato Repubblicano Mitt Romney non é convincente e non convince il presidente Barack Obama, un Democratico.

A livello pratico é chiaro che non si puó sostenere un’ideologia, bensí i valori di un candidato. A livello filosofico sappiamo che i Repubblicani seguono il modello promosso da Thomas Jefferson (poco governo, piú iniziative private) ed i Democratici quello di Alexander Hamilton (una grande nazione deve avere un grande governo). In effetti, peró, i jeffersoniani come l’ex presidente George W. Bush, sono quelli che aumentano il ruolo del governo ed il debito pubblico.

In linea generale possiamo affermare che i Repubblicani rappresentano gli interessi dei miliardari e dei conglomerati, molti dei quali sono multinazionali che non hanno a cuore gli interessi di una particolare nazione, solo quello dei loro profitti a qualsiasi costo. Inoltre, ai Repubblicani non piacciono le regole, né tassare adegutamente i ricchi e nemmeno i vari ruoli dello stato.

A grandi linee i Democratici rappresentano le classi povere e medie, proteggono l’occupazione, la salute e la concorrenza. Inoltre i Democratici sono per gli interventi statali, il pagamento delle tasse e la regolamentazione.

Fin qui tutto chiaro, ma salendo di un gradino, si cominciano a trovare intoppi. Per ció che riguarda l’occupazione il presidente Obama ha fatto poco, concentrandosi piuttosto a salvaguardare gli interessi dei banchieri, il che era prevedibile, considerando che la Casa Bianca é in mano a Wall Street.

D’altro canto, sono stati i Repubblicani a creare disoccupazione, pertanto come si puó avere fiducia di un candidato che manifesta le stesse idee della precedente amministrazione che ha creato questo infelice stato di cose?

Cercando poi di salire di un altro gradino, non si é soddisfatti del continuo coinvolgimento americano nei conflitti in Iraq e Afghanistan. Si sperava che Obama ci facesse uscire da queste guerre che non hanno portato e non porteranno nessun beneficio agli Usa, se non debiti e strage di soldati. Secondo un consulente americano a Kabul, la corruzione in quel paese é cosí vasta e radicata che gli aiuti degli Usa vanno principalmente ad arricchire la casta associata al presidente afghano Hamid Karzai. Inoltre, la popolazione afghana non é interessata ad appoggiare gli Stati Uniti. Anche qui, comunque ci troviamo di fronte ad un problema creato dai Repubblicani, ma era la promessa di un Democratico per uscirne fuori.

Tutti i problemi che riguardano la salute, l’economia, la finanza e la sicurezza sono stati creati perché i Repubblicani hanno smantellato le regole e le leggi atte a proteggere i cittadini. La speranza che l’amministrazione Obama ripristinasse le regole é presto svanita. Anche il “New York Times” ora lamenta il mancato ritorno delle regole per ristabilire l’ordine nella finanza, la
sicurezza nei cieli, per evitare disastri ecologici, per stimolare la concorrenza e per proteggere i consumatori. Il Presidente ha invece preferito analizzare i costi apportati dalle regole, piuttosto che guardarne i benefici.

C’é anche da considerare che i grossi finanziatori dei Repubblicani non ammirano il capitalismo, e preferiscono i monopoli, tipici dei paesi socialisti. In un recente sondaggio del “Business Council”, la maggior parte dei dirigenti di grosse societá americane ha mostrato ammirazione
per il modello economico cinese.

Poi entra in ballo una lacuna bi-partisan: il ruolo del Governo per creare l’occupazione e stimolare l’economia. Entrambi vorrebbero sostenerli con la spesa pubblica: i Democratici per le spese sociali, i Repubblicani per gli armamenti. Ma nessuno si preoccupa di ripristinare il settore manufatturiero per creare occupazione, specialmente per gli strati sociali meno abbienti.

Questo é un settore che non non puó ripristinarsi da solo, semplicemente perché la concorrenza dalla Cina e dall’India, in particolare, non lo rende competitivo. Si é visto che tariffe e quote non sono applicabili in un mondo globalizzato e che non é giusto penalizzare le societá private che producono all’estero per abbassare i costi.

L’unica soluzione é di stimolare lo sviluppo di fabbriche americane tramite contratti statali per le forniture allo stesso stato (dalle matite alle auto). In questo caso, il volume e i costi dei contratti dipenderebbero dalla percentuale di materiale “Made in Usa” della fornitura.

I costi elevati devono essere considerati come investimenti per le infrastrutture, ma poi rientrerebbero sotto forma di tasse e riduzione del sussidio di disoccupazione.

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