Fisascat Cisl lancia l’allarme: “c’è personale ancora in attesa di una chiamata. Pericolo di lavoro nero e sommerso.  In molti non arriveranno nemmeno ai requisiti minimi per l’indennità di disoccupazione”

il momento difficile di Taormina

“A giugno inoltrato ci sono ancora lavoratori che devono essere assunti dalle strutture ricettive e rischiano di restare fuori nella stagione turistica. Siamo preoccupati e rispetto allo scorso anno il quadro occupazione complessivo appare ancor più difficile”.

Lo dichiara il segretario generale della Fisascat Cisl di Messina, Pancrazio Di Leo, sulla situazione negli alberghi di Taormina e dintorni quando ormai la stagione estiva è ormai alle porte.

“Alcuni lavoratori che lo scorso anno avevano un impiego – afferma Di Leo – non sono stati chiamati ed altri stanno lavorando come extra ed occasionali. E’ aumentato, insomma, il “precariato” e vi è qualche struttura ci ha anche chiesto la cassa integrazione in deroga per il periodo di alta stagione, da giugno a dicembre. Al termine della stagione, con questo trend aumenterà il numero di lavoratori che a fatica riusciranno al massimo ad arrivare all’indennità di disoccupazione nella fascia con requisiti ridotti, percependo cioè la minima. Diversi altri non riusciranno a raggiungere, invece, le 16 settimane. La nostra preoccupazione è che possano ravvisarsi casi di lavoro nero o comunque “sommerso”.

“Già nei prossimi giorni – conclude Di Leo – avremo in termini esatti il quadro numerico della situazione e potremo certamente essere più precisi”.

L’eterno dibattito, che continua in città e mai come adesso appare d’attualità, è tra coloro che ritengono che la crisi internazionale abbia riflessi inevitabilmente condizionanti su Taormina e coloro che si dicono, invece, convinti che il problema sia piuttosto quello di una crisi locale dentro la crisi internazionale. Difficoltà tutte “taorminesi” i cui riflessi poi vanno ad interessare l’economia nella sua interezza dalle attività ricettive a quelle commerciali.

Chiunque conosca un minimo Taormina non ha difficoltà ad accorgersi che questa terra ha delle straordinarie risorse e potrebbe avere molto di più di quello che (non) ha oggi. Taormina si è però condannata da sola a vivere nel limbo di una perdurante dimensione di anonimo paesanismo: tra eterni amarcord ed effimeri lampi di visibilità, un tessuto socio-economico disgregato e una (pseudo) classe politica locale scarsa, e poi piccole-grandi furberie e frequenti sceneggiate, logiche clientelari di bottega, in una visione complessiva di cose e persone che si articola per lo più su fatti personali. Ma soprattutto un’infinita di opportunità sprecate per rilanciarsi.

Storia, insomma, abbastanza acclarata di una crisi che certamente esiste ovunque ma qui – come altrove si sforzano di fare – andrebbe aggredita e non subita passivamente, con un retrogusto masochistico…

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