Farmaci intelligenti e trattamenti personalizzati offrono grandi possibiltà, ma questo tipo di terapia si scontra col contenimento spese. E i test per diagnosi ritardano

crisi paralizza anche la ricerca anticancro

Le grandi possibilità delle cure personalizzate basate sulla genetica si scontrano sempre di più con la necessità di contenere le spese. Il problema non riguarda solo i servizi sanitari pubblici ma anche quelli privati.

Negli Stati Uniti, di recente, le assicurazioni hanno annunciato la possibilità di chiedere ai loro assistiti un contributo economico in caso di terapie farmacologiche costose, come quelle a base dei cosiddetti “farmaci intelligenti”, l’arma delle cure personalizzate. Tra i pionieri, quelli contro il cancro del colon-retto, che in Italia è la seconda causa di morte per tumore.

Tutto iniziò alcuni anni fa con la scoperta che in alcuni malati la moltiplicazione incontrollata delle cellule viene innescata dalla mutazione di un gene denominato Kras. Si riuscì a mettere a punto un farmaco che colpisce selettivamente queste cellule e ne rallenta (ancora non si è riusciti ad ottenere il blocco del tumore) la moltiplicazione.

Poi un test per distinguere i tumori innescati dal gene Kras, che hanno benefici dal “farmaco intelligente”, da tutti gli altri, che invece non traggono alcun vantaggio. Il che ha consentito di risparmiare a tanti malati effetti collaterali pesanti e inutili. E molti soldi.

Ma i cordoni della borsa pubblica sempre più stretti stanno frenando lo sfruttamento di questa cura personalizzata. Test e farmaco pesano sui bilanci di molte regioni italiane. Un’indagine presentata qui all’ Asco di Chicago 1, fatta su tutto il territorio italiano da un gruppo di oncologi, ha rilevato che “in molte regioni i tempi di attesa dei risultati del test che individua il gene Kras sono ben oltre quelli accettabili di 10-15 giorni, arrivando in alcuni casi addirittura a 30 giorni.

Sono ritardi che non garantiscono al paziente la scelta tempestiva della terapia più appropriata ed efficace per ottenere il maggior beneficio clinico”.

Commenta Lorenzo Mantovani, ricercatore del Centro Interdipartimentale di Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione dell’Università degli Studi di Napoli Federico II: “Dalle nostre analisi economiche risulta che anticipare il test alla diagnosi di tumore nei soggetti ad alto rischio di metastasi, oltre ad apportare maggiori benefici al paziente, è sostenibile per il Servizio sanitario nazionale anche in termini di rapporto costo-efficacia”.

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