Esperti prevedono terremoto distruttivo: “crosta si sta rompendo, può esserci evento devastante, con energia migliaia di volte superiore a L’Aquila”. Necessarie ora simulazioni di evacuazioni e monitoraggio degli edifici

Calabria e Sicilia a rischio

La notizia, che toglie il fiato, è stata data in tv e dai alcuni giornali”: “A breve, tra la Calabria e la Sicilia, potrebbe verificarsi un sisma distruttivo, di magnitudo 7,5 sulla scala Richter”.

Alessandro Martelli, l’ingegnere che dirige il centro di ricerche Enea di Bologna, ha lanciato un allarme amplificato anche dal recente sisma in Emilia Romagna. Lui, insieme ad un altro esperto dell’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, è già stato al centro di un audizione in commissione Ambiente alla Camera.

Martelli ha specificato: “Un terremoto catastrofico, molto più forte di quello dell’Emilia di questi giorni o dell’Aquila, potrebbe colpire e distruggere il Sud Italia, nei prossimi mesi o entro due anni”.

Ulteriori conferme arrivano adesso dal prof. Vladimir Kossobokov, dell’Accademia Russa delle Scienze: “potrebbe esserci un terremoto devastante, di magnitudo 7,5, superiore decisamente anche a quello di L’Aquila. Nel 2010 è stato identificato un periodo di maggiore probabilità, calcolato per terremoti 7,5 nell’ambito di un’indagine che ha incluso Sicilia e Calabria. Seguendo le linee guida per le previsioni sismiche questa informazione l’abbiamo trasmessa ai nostri colleghi italiani. Le Amministrazione dovrebbero simulare delle evacuazioni con i cittadini e fare esercitazioni con squadre di soccorso, inoltre controllare gli edifici più sensibili, le scuole e gli ospedali. Così non si risolverà il problema ma si potrebbero attenuare le conseguenze catastrofiche di un terremoto”.

Tutto ciò è stato detto e scritto in sede istituzionale. La popolazione comincia ad avere paura: alcuni esperti dicono che i terremoti non si possono prevedere, altri addirittura riescono ad indicare il periodo preciso ove questi si realizzeranno. Il come, dove e quando non è più incertezza? Questa situazione deve fare riflettere ma soprattutto anche agire.

Se in Calabria o in Sicilia si dovesse davvero verificare un terremoto di tale portata, causerebbe distruzione immensa, perché sono terre fragili, dove l’abusivismo è fatto notorio, dove le speculazioni sono fatto notorio, dove l’incuria ed il degrado sono fatto notorio.

Dunque preoccupazione globale tra gli studiosi: dall’Italia alla Russia autorevoli addetti ai lavori temono un probabile evento sismico catastrofico, di 7.5 gradi della Scala Richter, nell’area tra la Calabria e la Sicilia, nella quale insistono industrie pericolose, chimiche e petrolchimiche, che non sarebbero in grado di resistere ad un sisma di tale portata.

Oltre al direttore dell’Enea di Bologna, l’ing. Alessandro Martelli e Vladimir Kossobokov, dell’Accademia Russa delle Scienze, apprensione viene espressa anche dal prof. Adriano Panza dell’Accademia dei Lincei, il prof. Carlo Doglioni di Roma ed il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Messina, Santi Trovato.

“Il rischio c’è, ed è elevato, così come è possibile un maremoto”. Dicono tutti la stessa cosa. Si aspettano un terremoto e l’hanno comunicato alle istituzioni italiane, che dovrebbero imporre l’isolamento sismico e la messa in sicurezza delle industrie e degli edifici strategici. Mentre sale la preoccupazione e la tensione tra la gente comune, tutto tace a livello istituzionale.

Le scosse di lieve entità che hanno interessato la Calabria in questi giorni potrebbero essere un fenomeno isolato, che si esaurirà in pochissimo tempo, ma potrebbero anche rappresentare una sorta di bradisismo che prelude a uno scossone più forte. A San Giuliano di Puglia, la notte prima del 31 ottobre, numerose scosse lievi avevano preoccupato la cittadinanza, ma il sindaco aveva rassicurato tutti, nonostante fosse stata inaugurata da pochi giorni la scellerata sopraelevazione, in cemento armato, della scuola Jovine in muratura.

A L’Aquila gli studenti universitari telefonavano quasi ogni giorno alla Protezione Civile e alle autorità locali denunciando crepe nei muri della Casa dello studente, che si facevano più evidenti ad ogni scossa, durante il lungo periodo di attività sismica che ha interessato l’Abruzzo prima della scossa del 6 aprile 2009 che ha distrutto interi comuni facendo centinaia di morti.

A Bojano Mauro Dolce e Guido Bertolaso dissero che nelle scuole cittadine avrebbero mandato i propri figli, ma quelle strutture furono poi tutte abbattute perché rivelarono la stessa tipologia costruttiva di San Giuliano, con una struttura in muratura sopraelevata in cemento.

Oggi la Commissione Grandi Rischi è sotto inchiesta e i suoi sette componenti rinviati a giudizio, per aver minimizzato il rischio all’Aquila, accusati di omicidio colposo plurimo e lesioni.

Energia elastica si è accululata per decenni e potrebbe sprigionarsi. Dove verrà rilasciata?L’area a cui si guarda adesso con maggiore preoccupazione è quella a sud della Calabria, intorno allo Stretto, fra Messina e Reggio Calabria. Proprio quella che, nel 1908, fu colpita da un terremoto devastante, con conseguente tsunami e circa 100mila morti.

“Uno sciame sismico come quello dell’Aquila – testimonianza del prof. Kossobokov alla sedicesima udienza del processo contro la Commissione Grandi Rischi – può essere precursore di una forte scossa di terremoto”.

Ed allora – ripetiamo – perchè in sede istituzionale ci si interroga e alla gente non viene detto nulla? Si dirà che nulla viene dichiarato per evitare allarmismi. Ma di “allarmismi” – la storia insegna – si tratta quando non vi è nulla di fondato: se invece il rischio di un nuovo terrificante sisma viene dibattuto, significa qualcos’altro e che siamo in presenza di un allarme concreto.

C’è forse silenzio per favorire (e non compromettere) investimenti economici di una certa consistenza in atto o previsti nelle regioni a rischio o – peggio ancora -si è comunque preso atto che esistono indicazioni dalle quali è davvero possibile prevedere un terremoto?

Se così fosse, non si può tergiversare. Si dovrebbe provvedere all’immediata previsione di azioni di evacuazione delle zone a rischio, per consentire l’immediata messa in sicurezza del territorio, verificando la situazione caso per caso, casa per casa. Perché poi piangere sulle vittime sarà solo l’ennesima beffa di questo sistema.

Qualcuno deve riferire come stanno le cose e dare chiarimenti certi ai calabresi e ai siciliani, dove la popolazione comincia a vivere ogni giorno con il timore che da un momento all’altro possa giungere un terremoto catastrofico. E non è una bella sensazione di vita.

Il tempo dell’ipocrisia e del silenzio è finito. Di fronte al pericolo di un terremoto non si può “giocare” a nascondino. Il Governo italiano deve dare una risposta seria su quanto emerso nella Commissione Ambiente della Camera a fine maggio.

O si nega o si conferma quanto emerso. In questo caso non sono ammessi “nì”, o un “sì” o un “no”. O sono soltanto chiacchiere e terrorismo mediatico o c’è da avere paura perchè il pericolo è fondato. La gente ha il diritto di sapere.

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