Dietro le scelte del professore anche stavolta la logica di “fedeltà” all’alta finanza: 3 banchieri nel Cda. Si agita il Pdl ma se Berlusconi tenterà di rientrare rischia di…

Mario Monti

Il premier Mario Monti aveva promesso che avrebbe, se non riformata la Rai, almeno cambiato la governance dell’azienda. Ci sono voluti 5 mesi ma, alla fine, c’é l’ha quasi fatta.

Naturalmente, per il rinnovo dei vertici, le nomine del presidente del consiglio d’amministrazione (Cda) e direttore generale (Dg) Rai sono piaciute a pochi, ma Monti non aveva altra scelta.

Come presidente del Cda Rai, Monti ha nominato il vice direttore generale della Banca d’Italia, la 67enne milanese Anna Maria Tarantola portata nel Cda della Banca d’Italia da Mario Draghi, l’attuale presidente della Banca Centrale Europea.

Come direttore generale, Monti ha scelto il 51enne napoletano Luigi Gubitosi, ex amministratore delegato della societá telefonica Wind (ora di proprietá egiziana) ed ex dipendente della Bank of America Merrill Lynch.

Come membro del Cda Rai che rappresenta l’azionista, cioé il Tesoro, Monti ha preso il vice capo di gabinetto del Tesoro, il 50enne napoletano Marco Pinto, che tra l’altro é docente alla Scuola Superiore dell’Economia e Finanza.

Dunque tre banchieri di cui i primi due usciti dalla London School of Economics. Il che ha provocato proteste da parte di Michele Santoro (autocandidatosi per quei ruoli): “Mi pare che Monti abbia una banca al posto del cervello”. Antonio Di Pietro dell’Idv l’ha definita “la tv dei banchieri”.

Naturalmente Monti poteva benissimo scegliere tre persone indipendenti dai partiti ed esperte nel business dell’intrattenimento, ma questo li avrebbero sottoposti al tiro incrociato dei partiti sempre a caccia di lottizzazioni.

Infatti, la prioritá assoluta di Monti era di sradicare le nomine del Cda e Dg Rai dai partiti. La seconda necessitá era di nominare personaggi potenti a livello istituzionale e finanziario tanto da intimorire gli stessi partiti.

Monti ha dovuto aspettare il momento giusto per attraversare il “Rubicone” Rai: la nomina dei nuovi commissari dell’Authority delle Communicazioni (Agcom) e del Garante della Privacy. Nomine nelle quali i partiti si sono buttati, come di tradizione, a capofitto con una spartizione Pdl-Pd-Udc che ha causato sgomento.

“Le nomine lottizzate ultimo favore a [Beppe] Grillo”, ha scritto Curzio Maltese su “Repubblica”. E questo dopo che il Senato ha votato contro l’arresto del pluri-indagato senatore Sergio Di Gregorio (Pdl) e la Regione Lombardia ha votato contro la sfiducia al presidente Roberto Formigoni (Pdl) per vari procedimenti giudiziari.

Per il rinnovo vertici Rai, Monti ha preso la palla del discontento pubblico al volo ed ha annunciato: “Non intendo fare il bis della figuraccia che hanno fatto i partiti [con le nomine Agcom e Garante della Privacy]”.

Ora il Pd si dice disposto ad approvarle in Parlamento (alla Commissione di Vigilanza) “con un voto tecnico” e sembra che non voglia partecipare alle nomine dei restanti 7 membri del Cda. Il Fli di Gianfranco Fini é soddisfatto. Pier Ferdinando Casini dell’Udc afferma, senza complimenti, che non ha “nulla da eccepire”.

Solo il partito di Silvio Berlusconi, il Pdl, si agita anche perché, secondo la Legge [Maurizio] Gasparri voluta dallo stesso Berlusconi, la nomina del Dg sarebbe dovuta essere una scelta tra Tesoro e nuovo Cda.

Ad ogni modo, per non forzare la mano contro Berlusconi, Monti non cercherá di modificare la Legge Gasparri che ora governa la Rai, ma solo attuerá una mini-riforma della governance.

Ma il professore ha ugualmente avvertito: “Voglio vedere chi avrá il coraggio di dire no a nomi di alto profilo ed esterni alla politica”, poi avvisa: “Non credo che occorreranno prove di forza”.

Un velato riferimento a ció che é stato pubblicato su Dagospia, “In Transatlantico, off-record, i pidiellini sussurrano: se Berlusconi ci prova di nuovo a tornare a galla, i poteri forti, attraverso le banche, gli sfilano Mediaset”.

Naturalmente ora a rischiare la poltrona sono tutti i dirigenti Rai di nomina esclusivamente politica, cosa non gradita al Pdl.

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