La Bce consegna i soldi agli istituti di credito, che ancora una volta fanno il “bello e cattivo tempo”

che fine faranno i soldi per le imprese?

Siamo alle solite. La Bce consegna i soldi alle banche europee, anche quelle italiane naturalmente, le quali ne fanno ciò che vogliono. Ma invece che dare ossigeno alle imprese, le incaprettano.

Il cliente viene dapprima sfibrato, facendogli pagare interessi dieci volte maggiori della Bce (fra una cosa e l’altra) sull’anticipazione delle fattura e quando le fatture non vengono onorate ai fornitori, si abbassa la saracinesca, sono affari loro. Del cliente che s’è scelto un compratore sbagliato. Lo Stato, la Regione, il Comune sarebbero compratori sbagliati? A quanto pare sì.

L’incaprettamento – spiega un approfondimento di Sicilia Informazioni – si verifica ogni volta che l’imprenditore si dà da fare per togliersi il cappio dal collo. Invece che respirare meglio, la corda si stringe fino ad ucciderlo.

La metafora calza che è una meraviglia. Incaprettamento: le banche ricevono le risorse a prezzo stracciato, tasso dell’uno per cento, e le investono in prodotti sicuri ovunque sia possibile. Per questa ragione secondo una ricerca autorevole hanno guadagnato il 13 per cento circa sui denari ricevuti dal Bce dopo il primo stock di liquidità nei primi quattro mesi dell’anno in corso.

Il protocollo – Bce/banche – replica anche in periferia, come le compagnie di rivista.

La Regione Siciliana ha messo in campo, per esempio, con grandi aspettative, il fondo Jeremie affidandolo alla Banca Nazionale del lavoro, Paris Bas. Avrebbe dovuto essere, manco a dirlo, una boccata d’ossigeno. E’ passato qualche anno, forse meno, ma non se ne sa niente. Colpa dei siciliani che non ci sanno fare o magari non hanno voglia di investire perché il mercato non tira? O non hanno i soldi per farlo?

L’unica cosa certa è l’opportunità virtuale, non è stata promossa, né comunicata efficacemente. Tutt’altro. E che i 110 milioni del plafond si trovano nelle casse della Bnl e di Unicredit e hanno regalato soddisfazioni alla banca perché su di essi ha guadagnato.

I soldi non olent, specie se stanno negli istituti di credito.

Leggiamo sul sito Jeremie della Bnl: “Jeremie Sicilia è lo strumento promosso da EIF (European Investment Fund) e Regione Sicilia per promuovere lo sviluppo e l’espansione aziendale del sistema delle PMI siciliane, mediante l’integrazione tra risorse pubbliche – derivanti sia da fondi assegnati alla Regione dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale – P.O. FESR 2007/2013 – sia nazionali, e fondi messi a disposizione dal sistema bancario”.

“L’accordo sottoscritto tra FEI e BNL mette a disposizione un plafond complessivo di 110 milioni di euro – di cui 44 milioni di euro messi a disposizione da FEI e 66 milioni dalla banca – per interventi in cofinanziamento a medio e lungo termine, destinati alla realizzazione di programmi di investimento da parte delle PMI siciliane”. Si tratta di “Finanziamenti chirografari o ipotecari cofinanziati per il 60% con fondi BNL a tasso convenzionato, e per il 40% con fondi FESR con rimborso del solo capitale”. I destinatari “sono le imprese industriali, artigianali, commerciali e di servizi con sede legale e unità produttiva nel territorio della Regione Sicilia che realizzano programmi di investimento”.

Beninteso, non è che si possa andare i banca, chiedere i quattrini e trovarseli in borsa. Ci vogliono i requisiti, l’affidabilità e tutto il resto. Ma se le banche – lasciamo da parte Bnl – non hanno alcun interesse a movimentare il plafond, o addirittura ci guadagnano a tenersi i soldi in pancia più a lungo possibile; se la parte pubblica, Bce a Francoforte e Regione siciliana a Palermo, non hanno alcun ruolo, né strumento per intervenire e monitorare gli sportelli, la boccata di ossigeno si trasforma, nella testa degli imprenditori, come l’ennesima presa per i fondelli, a prescindere dalla buona volontà.

Le banche hanno le loro regole, non possono sperperare il denaro, ti spiegano. Il fatto che il denaro gli sia stato affidato per la nota boccata d’ossigeno è secondario, anzi suscita ilarità. La brochure virtuale avverte che “la vendita dei prodotti e dei servizi presentati è soggetta all’approvazione della Banca”. Appunto. Che fa, non sapete leggere?

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