Mille diffide e messa in mora ai residenti che continuano a non pagare le notifiche per l’acqua: ora rischiano il distacco contatori. Cronaca di uno scandalo senza fine

"morosopoli" al Comune di Taormina

Non conosce fine il giro di vite sul mancato pagamento delle bollette d’acqua a Taormina.

Un fenomeno che nell’ultimo decennio ha raggiunto cifre record e sul quale il Comune di Taormina sta cercando di porre rimedio, passando anche alle vie legali.

La vicenda fu portata all’attenzione dell’opinione pubblica nei primi mesi del 2008 dalle pagine della Gazzetta del Sud e da lì sono emersi in questi anni recenti i clamorosi risvolti dell’evasione riguardante migliaia di persone a Taormina. Fatti ai quali si è interessata la Procura di Messina e sulla quale tuttora, a quanto pare, sta facendo ulteriori accertamenti la Guardia di Finanza.  

Nelle scorse settimane gli uffici comunali per il Servizio Idrico Integrato hanno trasmesso all’Amministrazione i dati delle attività di recupero delle somme non introitate da Palazzo dei Giurati dal 2001 al 31 dicembre 2009: ovvero 3 milioni 626 mila 816 euro, ai quali si aggiunge il previsto il rientro – per cui sono in atto le procedure – di ulteriori 3 milioni 058 mila euro. Il tutto, insomma, porta ad un importo complessivo trattato che ammonta a 6 milioni 685 mila euro.

Adesso, proprio in questi giorni gli uffici comunali, tramite il legale di fiducia dell’ente, avv. Franco La Face, stanno predisponendo una “raffica” di atti di diffida e messa in mora a coloro i quali ancora non pagano. Per l’esattezza si parla di oltre mille notifiche in corso ad altrettanti residenti. L’invito rivolto dal Comune ai cittadini è a “corrispondere entro 15 giorni dal ricevimento tramite raccomandata gli importi dovuti”.

“Decorso infruttuosamente il termine assegnato si darà corso, senza esitazione, alle procedure di recupero coattivo del credito, con aggravi di spese ed interessi, oneri connessi al ritardato pagamento oltre a spese legali, nonché – come previsto nel vigente regolamento – alla risoluzione del contratto in essere e alla sospensione della somministrazione di acqua potabile”.

In sostanza, viene detto agli evasori che bisogna mettersi in regola versando le somme dovute o accordandosi con il Comune per un pagamento dilazionato (a rate), altrimenti stavolta scatterà il distacco del contatore. Già in precedenza, per diversi “furbi” si è resa inevitabile la sospensione del servizio idrico e alcuni hanno poi preferito raggiungere un’intesa con il Comune, attraverso piani di rateizzazione del debito e “spalmando” la corresponsione di quanto evaso. Un piccolo centro da nemmeno 11 mila abitanti ha fatto registrare sinora mancati pagamenti che in proporzione sembrano quelli di una metropoli, e mettersi in regola con i tributi era diventato quasi un “optional”, un adempimento al quale provvedevano con puntualità pochi cittadini.

Sul territorio sono state trattate sinora 4381 utenze e il Comune ha inviato circa 8 mila raccomandate inerenti avvisi di pagamento. L’iter di recupero delle somme è stato avviato nei mesi precedenti le elezioni del 2008, durante la gestione commissariale del Comune di Taormina. Le utenze morose sono risultate 2520 a Taormina centro, 1393 a Trappitello, 252 nella zona a mare della Perla (47 a Isolabella, 72 a Mazzarò, 58 a Spisone e 75 a Villagonia), 191 a Mazzeo e 5 a Castelmola.

Ora, come detto, resistono circa un migliaio di cittadini inadempienti, che non sono in regola e rischiano seriamente di non veder sgorgare più acqua dai propri rubinetti anche per piccoli importi.

La querelle delle morosità ha toccato in modo indistinto alberghi, ristoranti, bar, esercizi commerciali vari e le abitazioni private. Tra gli evasori sono stati individuati ex residenti, che avevano casa o un esercizio commerciale a Taormina e che poi si erano trasferiti in altre località siciliane o in diverse regioni italiani, sottraendosi allora al pagamento delle bollette.

Una storia, insomma, clamorosa quella delle migliaia di bollette non pagate in un piccolo Comune dove si è reso necessario far rientrare nelle casse dell’ente pubblico 6 milioni 685 mila euro. Pochi cittadini, onesti e “fessi”, pagavano, molti altri evadevano incontrollati.

Non vi è nessun dubbio sulla buona fede e la correttezza di tutti i dipendenti del Comune preposti in questi dieci anni al servizio e che verosimilmente non erano stati neppure messi in condizioni ottimali per svolgere al meglio l’importante servizio di riscossione in un paese. E’ chiaro che un lavoratore potrebbe anche commettere errori ma non avrà mai nessun interesse a non far bene il proprio compito.

Altrettanto evidente, però, è che qualcosa non ha funzionato e stiamo parlando di evasioni protrattesi per tanto-troppo tempo e per milioni di euro. 

Allora qualche interrogativo è d’obbligo: com’è possibile che le varie Amministrazioni comunali susseguitesi  dal 2001 al 2009 non si siano mai accorte delle cifre non riscosse?

E’ immaginabile che all’atto di consultare il bilancio, dal 2001 al 2009, nessuno abbia mai avuto contezza della mancata riscossione di importi per centinaia di migliaia di euro inerenti il servizio idrico? 

 

 

 

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