Il premier aveva annunciato ieri l’arrivo di un altro sisma in Emilia: la scossa è arrivata ma nel Nord-Est

Mario Monti

Mario Monti la combina ancora grossa e si ritrova di nuovo al centro della bufera: stavolta non parliamo di tasse ma di terremoto.

Scorrete in sequenza i titoli di stamattina dei principali quotidiani e vi sentirete mancare: “Il Governo: il terremoto non è finito” (Repubblica), “Terremoto, l’emergenza continua” (Corriere della Sera), “Torna il panico in Emilia” (Messaggero) e la gente è furiosa: “L’ira dei sindaci: così è il panico” (Repubblica). Forse temendo di non avere abbastanza titoli sui giornali del sabato, Mario Monti si è appropriato e ha rilanciato una analisi di “esperti della protezione civile”, secondo i quali potrebbe verificarsi una nuova scossa tra Finale e Ferrara.

La scossa c’è stata stamattina ma in Veneto, tra Belluno e Pordenone, a ben 150 km da Ferrara, ed è la conferma che è difficile fare previsioni azzeccate e a volte forse è meglio stare zitti. Dopo l’annuncio della Protezione Civile, subito Stefano Gresta, neo presidente dell’Ingv, che sarebbe preposto proprio alle previsioni dei terremoti, intervistato da Giovanni Caprara per il Corriere della Sera aveva detto ieri di non escludere altri terremoti in Emilia, “ma arrivare a dire che esista una significativa probabilità che accada mi sembra azzardato: Non abbiamo le conoscenze scientifiche per sostenerlo”.

L’altra constatazione è che Monti, aspirante esperto anche di terremoti, ha aggiunto una nuova perla a una collana di inquietanti affermazioni alla sua storia recente, dalla crescita del Pil al 10% allo spread che non salirà più, per arrivare ora alle “profezie sismiche”.

Da quando è al governo Monti, le cose in Italia si sono aggravate, non perché Berlusconi non fosse al capolinea ma perché è stato scelto il successore sbagliato. Non è certo l’effetto di quegli occhi crudeli a farci stare male, ma la scelta di fondo di aggravare la pressione fiscale con un carico bestiale di imposte, cosa che anche i manuali universitari sconsigliano in tempi di recessione.

La conferma è in questo titolo:”Aprile nero dell’industria: in un mese produzione -1,9%” (Sole 24 Ore). L’Italia si avvita e il Governo non è ancora in grado di varare il decreto sulla compensazione tra crediti per forniture allo Stato e debiti col fisco, tanto sbandierato e promesso ma ancora ieri sollecitato da Giorgio Squinzi, presidente della Confindustria (Sole 24 Ore), ma Monti si occupa di televisione. Quattro quotidiani ci aprono, a Roma, Genova e Napoli, Fatto e Messaggero (“Rai, cambiano i vertici”), Secolo XIX (“Una banchiera per salvare la Rai”, dimenticando che in Rai i poteri li ha il direttore generale e che il presidente conta poco meno del due di coppe), Mattino (“Blitz di Monti, nuovi vertici alla Rai”).

Il Fatto Quotidiano è un po’ meno pindarico: “Monti nomina [una dirigente della Banca d’Italia] presidente della Rai e impone Luigi Gubitosi (amico di Bisignani) direttore generale. Monti dice: sono scelte prova di buon governo. Per Santoro, Monti ha una banca al posto del cervello”.

La Stampa è anch’essa sul lirico: ”La Rai alla signora di Bankitalia”. Repubblica la butta in femminismo: “La Rai volta pagina, una donna presidente in arrivo dalla Banca d’Italia”. Il Corriere della Sera è ai confetti: “Monti cambia la Rai” e Paolo Conti sentenzia: “Una svolta necessaria”.

Mentre studia la nuova legge bavaglio, Paola Severino, ministro della Giustizia, si atteggia a uomo forte e minaccia, sulla legge anti corruzione: o fiducia o a casa”.

Ma a casa non ci andrà, perché al di là di tutte le belle parole sui rischi di una crisi di governo, le elezioni non le vuole nessuno e fanno paura a tutti. Pessimista è solo il Manifesto: “Il Governo Monti precipita” e “Bersani e Alfano si candidano per Palazzo Chigi senza dire nulla di quello che vogliono fare per curare il malato Italia” determinando “la campagna elettorale più anomala della storia italiana”.

Ma i numeri fanno diventare sobri anche i più assetati di urne. Secondo un sondaggio Swg in apertura su Libero, la Camera che uscirebbe da un voto adesso sarebbe così composta: Pd 213 seggi, Sel 56, Idv 56, Radicali 25, Pdl 80, Lega Nord 25, La Destra 16, Udc 35, Fli 16, Mpa /Api 2. Traduzione: “Pd vincente ma in ostaggio di Vendola e Di Pietro, non potrebbe governare. Lega e Terzo Polo ko. Pdl dimezzato e ridotto alla irrilevanza dal sorpasso dei grillini”. Ha voglia Berlusconi a inventarsi “la svolta” e Angelino Alfano a eseguire le “Primarie nel Pdl”, titolo a tutte colonne cubitali del Giornale di famiglia, che annuncia: “Il candidato premier sarà scelto dalla gente”, ma già il “vertice del partito: noi voteremo Alfano”.

Berlusconi ha rinunciato, almeno nell’ultima evoluzione del pensieri, a un altro partito: “Non ci penso” (Stampa). E Bersani: “Consultazione aperta, poi patto con i moderati” (Stampa). Ma per Marcello Sorgi (Stampa) si tratta di “trucchi da fine legislatura”).

Mentre Nerone suona e canta, Roma brucia e l’Imu “resta, per adesso, al 18 giugno”, mentre “l’Unico trova la proroga” e “c’è tempo fino al 9 luglio per le imposte sui redditi, fino al 20 agosto con maggiorazione dello 0,4%” (Italia Oggi)

Ancora sullo Ior, la banca del Vaticano e il suo appena defenestrato presidente, Ettore Gotti Tedeschi. Corriere della Sera: “I conti dei politici nella battaglia dello Ior”, attraverso il memoriale di Gotti Tedeschi: “Quando ho chiesto di avere notizie sui conti che non erano intestati ai prelati, ma a politici, faccendieri, costruttori, alti funzionari dello Stato e prestanome di boss” ha avuto inizio la guerra interna. Secondo il Fatto fu usata anche “una perizia psichiatrica”, in cui si sosteneva: “È inadatto, troppe manovre e denigrazioni degli altri” e ancora: “Ha l’accidia sociale”.

Intanto sono partiti gli europei ripartiti fra due Paesi da secoli divisi da sospetti e odi profondi, frutto di differenze razziali, religiose e anche geo-politiche molto radicate, la Polonia e l’Ucraina. Ieri solo un giornale europeo, la International Herald Tribune (New York Times) e oggi solo Secolo XIX di Genova (“Subito scandalo razzismo”) e Mattino di Napoli (“Insulti nazi a Balotelli, allarme Italia”) colgono in prima pagina l’aspetto non tecnico ma politico che incombe. Per l’Italia il problema è anche calcistico, perché Mario Balotelli ha minacciato di lasciare il campo al primo insulto e già Michel Platini lo ha messo in guardia. Al primo insulto dovrà rivolgersi all’arbitro, che interverrà anche sospendendo la partita. Ma se lascia lui solo, punizione inevitabile.

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