Nell’ultimo evento sismico della zona, 300 anni fa, le scosse andarono avanti per un tempo spaventoso

il disastro a San Felice sul Panaro

E’ un incubo senza fine e la paura continua. L’Emilia, ma non solo, anche la provincia di Mantova, rimangono sotto l’incubo del sisma.

Le scosse infatti si ripetono a centinaia ogni giorno, quasi tutte per fortuna di magnitudo inferiore ai 3 gradi della scala Richter, anche se proprio domenica sera se n’è registrata una di 5.1 gradi. Secondo gli esperti, il movimento sismico potrebbe continuare anche per mesi. Si tratta infatti dello spostamento degli Appennini verso il nord della Pianura Padana, un movimento fuori della norma rispetto a quello verso il Mar Adriatico che di solito avviene. Un evento che si era registrato già circa trecento anni fa e che adesso si ripete in quella che era considerata una zona a bassissimo rischio sismico.

Le scosse che hanno provocato morti e macerie sono state in tutto tre: la prima, la notte del 20 maggio, e le due del 29 maggio. Terremoti di magnitudo che hanno sfiorato i sei gradi, tutti nella medesima zona, a significare che l’evento in atto è unico. Secondo Paola Montone, dirigente di ricerca dell’Ingv, quanto sta accadendo rientra in una normale situazione di sequenza sismica. E’ dunque normale, spiega, “assistere a forti scosse seguite da altre di magnitudo minore. Basti pensare che dal terremoto di domenica sera di 5.1 gradi l’Ingv ha registrato 117 eventi, di cui 9 di magnitudo compresa tra 3 e 3.8. Proprio per questo motivo non possiamo quindi assolutamente escludere che non ci saranno altre scosse anche forti”.

Ma nessuno è in grado di dire quanto durerà esattamente questa situazione: durante l’evento sismico di trecento anni fa, infatti, le scosse andarono avanti per ben tredici anni. La causa di questa situazione, spiega ancora Paola Montone, è “una faglia di tipo compressivo che genera il sisma e che proprio per questo è definita sismogenetica”. Da parte sua, il professor Ignazio Guerra esperto di sismologia, nega quanto in molti hanno detto, e che cioè si sia aperta una faglia sotterranea che avrebbe spaccato in due la Pianura padana tra Ferrara e Modena. Le faglie è difficilissimo che si aprono ex novo, spiega.

“Sono delle linee di frattura lungo le quali abbiamo degli scorrimenti. Quella che scorre in questa zona si riattiva e si blocca da sola con tempistiche tutte sue. Fino a quando non si accumula sufficiente deformazione per spezzare l’ostacolo questa faglia sta lì immobile. Evidentemente i geologi che hanno studiato la struttura di quell’area hanno trovato questo faglia di debolezza che riesce a resistere agli sforzi che la vogliono far muovere e poi all’improvviso quando si spezza cioè che la teneva bloccata succede il terremoto”. Quanto succede in queste settimane è causato dall’abbandono della tendenza dell’Appennino a scorrere verso est, verso l’Adriatico, mettendosi invece a spingere verso nord, la Val Padana.

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