Nel 2011 almeno nove milioni di persone, per motivi economici, hanno rinunciato alle terapie e medicine

italiani senza soldi per curarsi

Donne, anziani, famiglie con figli. Sono oltre 9 milioni le persone che hanno dovuto rinunciare alle cure sanitarie per motivi economici nell’ultimo anno, secondo quanto emerge da uno studio Rbm Salute-Censis presentato al Welfare day.

Oltre una su quattro ha piu’ di 65 anni, il 61% e’ di sesso femminile e in 4 milioni di casi vive al Sud o nelle isole.

Il fenomeno e’ particolarmente accentuato nelle regioni con piani di rientro dal deficit sanitario, dove la crescita media della spesa pubblica nel settore e’ calata dal +6,2% del 2000-2007 a meno dell’1% nei tre anni successivi. A livello nazionale si e’ passati, nello stesso periodo, da aumenti annui del 6% al +2,3%. Anche in conseguenza dei tagli, gli italiani che ritengono la sanita’ della propria regione in peggioramento sono aumentati di dieci punti percentuali tra il 2009 e il 2012, fino al 31,7%.

Il gap tra le esigenze di finanziamento della sanita’ pubblica e le risorse disponibili e’ previsto raggiungere 17 miliardi di euro nel 2015. La spesa per la sanita’ privata intanto continua ad aumentare (+25,5 tra il 2000 e il 2010).

Le persone assistite dai Fondi integrativi, in particolare, sono tre 11 milioni. In oltre il 55% dei casi gli importi stanziati dai fondi sono andati in prestazioni sostitutive al servizio pubblico come il ricovero ospedaliero o il day hospital.

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