L’ex premier: “la mia idea sull’euro? Solo uno scherzo”. Ma ad ascoltarlo c’erano pochi parlamentari. Ennesimo segnale dell’implosione in atto nel partito del Cavaliere

Silvio Berlusconi

Per la prima volta la seconda carica dello Stato interviene nelle burrascose vicende del suo partito. Schifani non entra nel merito (si riserva di farlo nei prossimi giorni), ma è molto preoccupato per le prospettive del suo partito, per le spinte centrifughe che rischiano di farlo esplodere in tante liste civiche.

E’ preoccupato per le intenzioni e le parole di Berlusconi, come quella dell’altro ieri sull’euro. «Da quando sono stato eletto presidente del Senato mi sono sforzato di garantire un ruolo di terzietà ma questo non mi impedirà di manifestare una mia analisi politica sullo stato di salute del Pdl che sarà approfondita, critica ma anche costruttiva.

Per questo ruolo di terzietà non ho partecipato ad alcuna riunione, convegno e congresso fatto eccezione per la direzione che ha eletto segretario Alfano verso cui esprimo stima e fiducia». Schifani sostiene il segretario che non riesce ad essere l’interlocutore di Casini, Montenzemolo e di quant’altri stanno lavorando per riaggregare il consenso che fu del centrodestra. E questo non a causa del segretario del Pdl. Per la maggior parte della classe dirigente del Pdl il problema si chiama Berlusconi, che vuole svolgere il ruolo protagonista di «allenatore». Per non parlare della «pazza idea» di tornare alla lira se la Merkel non dovesse consentire alla Bce di stampare moneta.

Era prevedibile la retromarcia del Cavaliere: era una «battuta detta “intra moenia” con ironia». Che poi «venga scambiata per una proposta, è certamente grave per chi dice di fare informazione politica. Ma è preoccupante che venga presa a pretesto per costruirci sopra teorie stravaganti su presunte mie prossime mosse o per inventare una nuova linea politica mia o del Pdl». Insomma, è sempre colpa dei giornalisti e di quei politici che gli attribuiscono cattive intenzioni. Peccato che di questi politici è pieno il Pdl, non escluso lo stesso Alfano e quei pezzi maggioritario dello stato maggiore che non intendono seguirlo sulla strada del «grillismo di destra».

Così come considerano incompatibile il gioco di sponda di Daniela Santanchè che ha fatto un appello a non pagare l’Imu. Una linea tra grillismo e leghismo che fa a pugni con la necessità di sostenere il governo e predisporsi all’incontro con coloro che vogliono creare uno schieramento alternativo alla sinistra. Le uscite di Berlusconi sull’euro hanno irritato il Quirinale, Monti e Schifani, e ieri sono stati tantissimi i dirigenti che hanno chiesto al Cavaliere di fare marcia indietro, perché non è possibile che un ex premier dica quelle cose. E’ intervenuto il capogruppo Cicchitto per spiegare che «il problema di oggi non è tanto quello che un singolo Paese abbandoni l’euro, ma che vada in crisi il sistema in quanto tale».

Monti dovrebbe ingaggiare «un’aperta battaglia in sede Ue: questo è forse l’unico punto su cui sono d’accordo sia il Pdl sia il Pd». Cicchitto rimette la questione su un altro binario rispetto alle «provocazioni» di Berlusconi. E Osvaldo Napoli bacchetta la Santanché che con il suo invito a non pagare l’Imu sembra fare la grancassa alla posizione grilloleghista. «Il Pdl è un grande partito, candidato a governare l’Italia e non impegnato ad aizzare le piazze. Il Pdl vive e si riconosce nella linea del suo segretario Angelino Alfano». E non in quella movimentista di chi viene mandata avanti da Berlusconi: questo è il sospetto di molti dirigenti del Pdl che si preparano a mettere in chiaro una serie di cose. Tra le quali il fatto che il Cavaliere non può essere un allenatore.

Ma chi glielo dice che al massimo può fare il panchinaro? Si aspetta di sentire Schifani che teme le spinte centrifughe visibili alla riunione dei parlamentari. Su 365 invitati, ne erano presenti solo 168. Certo era venerdì e il fuggi fuggi era già scattato da due giorni, ma molti erano e sono alla fermata in attesa che passi l’autobus di Montezemolo o di altri. O sono sicuri di non essere ricandidati o eletti. E poi sapevano che probabilmente l’assemblea era stata convocata come legittimo impedimento della presenza del capo al processo Ruby.

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