Cade la pista del rapimento della Magliana. La ragazza sarebbe stata adescata per sfruttamento sessuale da esponenti del Vaticano e poi uccisa. Woityla e Ratzinger hanno sempre saputo. La verità sul “Segreto Pontificio”

Emanuela Orlandi

Proprio quando tutto sembrava portare alla tomba di Enrico De Pedis e alla pista del sequestro da parte della banda della Magliana si ribalta completamente lo scenario sul tragico ed ancora misterioso destino di Emanuela Orlandi.

Un’altra verità comincia ad emergere e appare ancora più agghiacciante della dinamica dei fatti che sinora è stata ipotizzata.

La prudenza è d’obbligo ma andiamo con ordine per provare a ricostruire quest’altra- sconvolgente – ipotesi sulla fine di una ragazza di 15 anni.

Al momento sta per calare il sipario sulla basilica S. Apollinare ed il sarcofago di “Renatino” De Pedis, nella cripta e nei sotterranei di una chiesa passata al setaccio nei giorni scorsi con i martelli pneumatici che hanno demolito pavimenti, muri e l’antico cimitero con circa 600 piccole bare metalliche con i resti di altrettanti defunti.

La Procura della Repubblica – spiega Pino Nicotri, giornalista che in tutti questi anni ha seguito il giallo Orlandi ed ha anche scritto un libro a riguardo – si appresta a emettere un comunicato nel quale spiega che la sua attività nella basilica alla ricerca di indizi sulla scomparsa di Emanuela Orlandi è terminata, e che d’ora in poi la presenza dei resti di De Pedis sarà quindi solo una questione privata tra i suoi familiari e il Vicariato. I primi sono i titolari dei resti del congiunto e dei manufatti che li conservano, il secondo è titolare della basilica che gode del privilegio dell’extraterritorialità. Per l’eventuale traslazione del feretro i De Pedis attendono la liberatoria firmata dai magistrati inquirenti.

Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, – aggiunge Nicotri – una volta appurato che nella bara di De Pedis c’erano solo ed esclusivamente i resti di De Pedis ha dichiarato: “Ora che ci penso, mi viene in mente che la direttore del conservatorio, suor Dolores, non voleva che Emanuela e le altre studentesse frequentassero la basilica di don Pietro Vergari”. Frequenza che – è evidente – sarebbe stata invece addirittura obbligatoria se la basilica fosse stata anche sede della scuola di musica.

Don Vergari, rettore della basilica di Sant’Apollinare, nei giorni scorsi è stato tra i cinque destinatari degli avvisi di garanzia in ordine all’ipotesi di reato per il quale gli inquirenti hanno svolto sinora le indagini, cioè concorso in sequestro di persona per il rapimento di Emanuela Orlandi.

Si è detto sinora che Emanuela sarebbe stata vista libera l’ultima volta proprio nella basilica di Sant’Apollinare, dove si trova sepolto De Pedis. Qualcun’altro sostiene che fosse, invece, diretta alla sala Borromini, in piazza della Chiesa Nuova, nelle vicinanze del Senato.

E qui arriviamo al bivio che segnerà per sempre il destino di Emanuela Orlandi. E’ stata davvero sequestrata dalla “Magliana”? Identicamente alla inverosimile teoria dei Lupi Grigi (in base alla quale si disse per molto tempo che la Orlandi sarebbe stata rapita per scambiarla con il terrorista Alì Agca, attentatore del Papa) anche la pista della “Magliana” che sembrava certa, ora si sta sgretolando. Il convolgimento della banda era solo l’ennesimo depistaggio per tenere lontani i riflettori dai misteri vaticani?

Emanuela sparisce il 22 giugno 1983. Incredibilmente, il 3 luglio l’allora Pontefice, Karol Wojtyła si affretta a lanciare un appello per chiedere la liberazione della ragazza. Perché il capo della Chiesa parla con certezza di un sequestro e come fa, dunque, a sapere che si tratti di un rapimento?

Se fino a mezzogiorno di quel 3 luglio si poteva sperare in un ritorno a casa di Emanuela, dopo la sortita di Wojtyla non lo si poteva poteva sperare più. Quella sortita equivaleva di fatto a una condanna a morte. Ovvio che se la ragazza fosse stata davvero sequestrata i suoi rapitori dopo l’appello del pontefice si sarebbero resi conto di non avere più scampo, braccati di colpo da polizia, carabinieri e servizi segreti non solo italiani, come infatti è avvenuto.

Tanto più che al primo appello ne sono seguiti ben altri sette. Concludere che Wojtyla e/o la Segreteria di Stato sapessero come in realtà stavano le cose, e cioè che a Emanuela ormai non poteva essere più recato alcun danno da nessuno, è sconcertante, ma è l’unica conclusione razionale. Supportata in particolare da altri tre elementi, tutti documentati e interni al Vaticano. Il primo è la assoluta mancanza di iniziative per aprire reali canali di comunicazione con i “sequestratori”. Il secondo è la scelta della Segreteria di Stato di “lasciare le cose come stanno”, secondo le parole dette da monsignor Giovanbattista Re a monsignor Francesco Salerno. Il terzo è il muro di bugie e omertà nei confronti della magistratura italiana. Un atteggiamento speculare a quello dei “rapitori”: il Vaticano tace e mente, i “rapitori” non forniranno mai la benché minima prova di avere l’ostaggio.

Wojtyla parlò a vanvera del sequestro. Così’ come adesso Ratzinger, peggio ancora, non risponde a nessuna domanda sul caso Orlandi e si è trincerato nel silenzio assoluto.

La verità potrebbe essere quella che racconta Padre Gabriele Amorth, secondo cui Emanuela Orlandi sarebbe rimasta vittima di “un caso di sfruttamento sessuale con conseguente omicidio e occultamento del cadavere”.

Secondo padre Amorth, il più autorevole esorcista del mondo e molto stimato da Papa Ratzinger, Emanuela sarebbe stata attirata in un giro di festini nei quali “era coinvolto personale diplomatico di un’ambasciata straniera presso la Santa Sede”. A reclutare le ragazze, sempre secondo Padre Amorth, sarebbe stato un “gendarme Vaticano”.

Ulteriore conferma è arrivata da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, che ha avvalorato la tesi secondo cui venivano organizzati festini nei quali – ripetiamo – era coinvolto come “reclutatore di ragazze” anche un gendarme della Santa Sede.

Anche il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, non escluderebbe la possibilità di questa pista, che potrebbe avere un senso.

Emanuela quindi sarebbe stata attirata, secondo questa nuova tesi, in un tranello teso da qualcuno che era in rapporti con don Vergari, il rettore della Basilica di Sant’Apollinare, la chiesa davanti la quale Emanuela sarebbe poi sparita quel pomeriggio del 23 giugno del 1983, a 16 anni. La stessa chiesa dove poi nel 1991 venne seppellito Enrico “Renatino” De Pedis.

”Emanuela – ha detto Pietro Orlandi – scomparve alla sette di sera. Mai sarebbe salita su una macchina con un sconosciuto. Se l’avessero presa con la forza, a quell’ora in pieno centro qualcuno se ne sarebbe accorto. L’ipotesi della basilica ha un senso. Se a Emanuela qualcuno avesse detto di seguirlo a Sant’Apollinare non si sarebbe insospettita. Un luogo sacro non dovrebbe spaventare nessuno. Che a Sant’Apollinare ci fossero giri strani e gravitasse un pezzo di malavita romana, non solo De Pedis con cui don Vergari era in confidenza, è purtroppo qualcosa di risaputo. Le amiche della scuola di musica di Emanuela mi dissero che suor Dolores, la direttrice, non le faceva andare a messa o cantare nel coro a Sant’Apollinare ma preferiva che andassero in altre chiese proprio perché diffidava, aveva una brutta opinione di monsignor Vergari”.

Il Vaticano sa tutto sul sequestro (ed il presunto delitto) di Emanuela Orlandi ma non vuole che i magistrati sappiano. La Chiesa tace non soltanto perché conosce i fatti ma ne sarebbe pienamente complice, con un coinvolgimento insomma diretto nella vicenda.

Nessun rapimento internazionale.E’ possibile che tutto si sia compiuto, per l’esattezza quel 22 giugno 1983, in una notte maledetta in via Monte del Gallo, a pochi metri dal Vaticano, in una villetta che sarebbe stato il luogo dell’orrore.

Pino Nicotri parlando con l’avv. Gennaro Egidio, defunto legale della famiglia Orlandi, nel 2004 si sentì dire che quello di Emanuela non sarebbe stato un caso di sequestro: “questa storia va affrontata con razocinio. Non c’è nulla da escludere, anche le cose più semplici. Non so se lei mi capisce. I genitori, fin quando non hanno un perchè e non sanno dove sia finito un figlio, è logico che sperano ed è la speranza che non muove mai. In questo caso non c’è stata nè la prova della vita della morte. Non si può in questi casi parlare di sequestri di persona. Sono sparizioni. Perchè quando c’è un sequestro c’è sempre una richiesta di riscatto ma non c’è mai stata, nè per Emanuela nè per Mirella Gregori (l’altra ragazza scomparsa ad un mese di distanza dalla Orlandi). Proprio per la Mirella, c’è una frase che forse inquadra la storia. La ragazza disse alla mamma di non preoccuparsi per i soldi necessari a comprare una casa, che ci avrebbe pensato lei. La madre di Mirella rimase esterefatta e quella poverina potrebbe essere caduta in un giro molto strano o qualcosa di illecito e poi quindi si è persa”.    

Emanuela è rimasta vittima degli abusi di un religioso? Se così sono andate le cose, a chiunque sappia quella verità in Vaticano è stato ufficialmente imposto il silenzio nei confronti di qualunque laico e compresi quindi i magistrati. C’è un ordine ben preciso, impartito per iscritto il 18 maggio 2001, a firma dell’attuale Papa Joseph Ratzinger ed il cardinale Tarcisio Bertone. Si chiama “Segreto Pontificio” e venne posto in vigore con una lettera della Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e prelati interessati, circa I delitti più gravi riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede”. Reati più gravi: ovvero pedofilia ma anche abusi verso maggiorenni.

Dunque obbligo assoluto di tacere anche al cospetto di delitti, indagini tribunali, processi e giustizia.  In presenza di abusi sessuali e di morte procurata, voluta o per raptus, in base al “Segreto Pontificio” vi è l’obbligo del segreto e pertanto non si può denunciare niente e nessuno in presenza di reato commesso dai religiosi di professione. Sconvolgente, nauseante ma in Vaticano è così. Accadeva ai tempi di Woityla e quella stessa vergogna rimane avvolta dal silenzio anche oggi con Ratzinger. Trent’anni di misteri, trent’anni di silenzi, bugie, sciacalli e depistaggi, senza nemmeno un minimo senso di rispetto nè umanità verso la famiglia di Emanuela.

In conclusione: il cadavere di Emanuela Orlandi, se questa fosse la sconvolgente verità, dov’è finito? E’ ipotizzabile che sia stata sepolta nel luogo più impensabile, dove nessuno potrà mai trovarla, cioè proprio in Vaticano?

Questo dubbio è di per sé inquietante ma fa venire i brividi perché lo avvalora, sulla base di una rivelazione da parte di due agenti del Sisde, anche un’anonima fonte vaticana che per tanti anni ha frequentato il Vaticano ed è stato al seguito dei viaggi di Papa Giovanni Paolo II e del suo successore.

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