Il sisma sarebbe stato provocato dalle perforazioni nel sottosuolo, dove vengono fatte brillare delle cariche alla ricerca di idrocarburi. Premier stipulò un accordo con le multinazionali texane per autorizzare il “fracking”

la zona colpita dal sisma

Le tv e i giornali tacciono, eppure sulla rete di Internet circola una notizia che, se confermata, rischia di provocare un clamoroso vespaio nelle zone colpite dal terremoto.

Non pochi scienziati, tecnici ed esperti affermerebbero che i terremoti che stanno funestando il territorio dell’Emilia Romagna sarebbero in buona parte imputabili al cosiddetto fenomeno del “Fracking”, ovvero le perforazioni nel sottosuolo. In sostanza, viene ipotizzata una causa ben poco naturale per i movimenti sismici di questi giorni.

Ne è convinto, in particolare, lo studioso Rosario Marcianò che avanza forti sospetti e una correlazione tra le scosse e le perforazioni nel sottosuolo, dove vengono fatte brillare cariche alla ricerca di idrocarburi. E il governo sovrinteso da Mario Monti – casualmente conosciuto come “mister Goldman Sachs”, perchè legato alla ben nota banca americana – ha stipulato accordi con delle multinazionali texane per le prospezioni geologiche effettuate nelle zone della Pianura Padana.

Andare a disturbare la terra non è mai una scelta saggia: evidentemente non lo ha capito Monti, che ha avuto anche il coraggio di emettere un decreto nel quale dispone adesso che gli edifici distrutti da terremoti e alluvioni, da questo momento, non verranno più ricostruiti a spese dello Stato mai a carico dei cittadini.

Eloquente il caso di Rivara, piccolo Comune fra San Felice sul Panaro e Finale Emilia, le zone maggiormente colpite dal sisma del 20 maggio e da quello di questa mattina, 29 maggio, che ha causato altri cinque morti. A Rivara si sta svolgendo un vero duello fra gli abitanti e la società ERG Rivara Storage che ha progettato un grande deposito sotterraneo della capacità di 3,2 miliardi di metri cubi di gas, su un’area di 120 km quadrati (per rendere l’idea, lo spazio che occupano 18mila campi da calcio) e alla pressione di 290 Bar, ovvero circa cento volte superiore a quella presente nei pneumatici di un’automobile.

Bisogna precisare che la società ERG Rivara Storage non è riconducibile alla grande impresa con sede a Genova, ma si tratta di un’azienda Srl che ha la propria base a Modena, con un capitale sociale di oltre 60 milioni di euro della quale ERG detiene il 15% mentre l’85% è della Indipendent Resources Plc, una multinazionale britannica che denuncia un patrimonio di circa 15 milioni di sterline ed è controllata dal geologo italiano Roberto Bencini, oltre che dall’imprenditore del campo petrolifero Grayson Nash e da altri soci fiduciari che detengono il 25%.

Il progetto del deposito per stoccaggio sotterraneo è considerato estremamente sicuro dai tecnici della ERG Rivara Storage, tanto che la Commissione Governativa Valutazione Impatto Ambientale ha già dato la sua approvazione, anche se manca ancora il via libera della Regione Emilia Romagna.

Nonostante i devastanti terremoti dei giorni scorsi e di questi giorni, la società petrolifera ha considerato il territorio a basso rischio sismico e insiste per la realizzazione del progetto.

Da notare che mentre si discute sulla fattibilità e la possibilità di stipare quantità enormi di gas in un deposito sotterraneo in zona abitata, la legge italiana proibisce anche ad una sola auto con impianto Gpl di essere parcheggiata in un garage sotterraneo.

Il terremoto in Emilia Romagna sarebbe stato provocato da perforazioni geologiche effettuate nel sottosuolo proprio dalla ERG Rivara Storage nella fase esplorativa del sottosuolo.

La zona in questione, infatti, non è mai stata catalogata a rischio sismico e questo contribuisce in misura ancora maggiore ad alimentare i sospetti su quanto sta avvenendo.

Insomma, il tutto sarebbe riconduicibile ad un particolare termine tecnico: “Fracking” (fratturare), che consiste nell’iniettare grossi quantitativi di acqua e sostanze chimiche, solitamente con composti industriali segreti, oltre ad anidride carbonica all’interno del terreno. Vengono in tal modo provocate vere e proprie esplosioni sotterranee e conseguenti frantumazioni che danno la possibilità di evidenziare la presenza di giacimenti di gas.

Certo, si tratta di ipotesi, ma è scientificamente certo e provato che dello stoccaggio di CO2 abbia dei limiti ben precisi, oltre al conseguente rischio sismico.

Giusto per fare un riferimento eloquente, il governo francese ha vietato la ricerca di pozzi con la tecnica del “Fracking” proprio a causa dei movimenti sismici che ne derivano, e altrettanto ha fatto lo stato americano del Vermont.

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