Un gruppo di studio coordinato dall’Ordinario di Geologia all’Università di Napoli, ha reso nota una ricerca su correlazioni fra sisma in Emilia e attività petrolifere in corso ormai da tempo in quella zona

Anche il prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia all’Università di Napoli, e tra i massimi esperti in Italia per quanto concerne i fenomeni naturali come alluvioni e terremoti, ipotizza una correlazione tra le perforazioni petrolifere e il terremoto avvenuto in Emilia Romagna.

Ecco lo studio realizzato dal gruppo di studio diretto da Ortolani, insieme al geologo Valerio Buonomo (Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Unina), l’ing. Gabriele Petroccelli (dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Unina) e la dott.ssa Silvana Pagliuca (CNR -ISAFOM, Ercolano).

“Premessa: la notte dl 20 maggio 2012, verso le ore 0,4 del mattino, un evento sismico ha interessato una vasta area compresa tra Ferrara, Bologna, Modena ed il corso del fiume Po causando seri danni e alcune vittime.

Notevoli sono stati gli effetti al suolo quali liquefazione di sabbie, con conseguenti abbassamenti e locali sollevamenti della superficie del suolo, amplificazioni locali che hanno seriamente danneggiato edifici pubblici e privati e diverse strutture produttive.

Secondo i dati diffusi dall’Ingv la magnitudo è stata stimata intono a 5,9 e la profondità ipocentrale intorno a 6 chilometri di profondità. Come avviene dopo la rottura principale il sottosuolo è stato interessato da centinaia di eventi distribuiti tra qualche chilometro e oltre 20 chilometri di profondità in una porzione di crosta larga circa 20-25 chilometri e lunga circa 40 km.

In parte dell’area sono stati realizzati diversi pozzi profondi per ricerca di idrocarburi ed era stata avanzata una istanza per la iniezione in profondità di metano. Eventi sismici distruttivi precedenti risalgono ad alcuni secoli fa. Gli scriventi sono stati particolarmente interessati dai diffusi ed eccezionali fenomeni attribuibili alle caratteristiche stratigrafiche, geotecniche ed idrogeologiche dei sedimenti che costituiscono le prime decine di metri di sottosuolo.
Si ringrazia il collega Dott. Rino Conforti che ha fornito i dati di sue precedenti esperienze professionali che hanno consentito di ricostruire le caratteristiche geologico-tecniche del substrato indagato con decine di sondaggi geognostici e prove penetrometriche prima dell’evento sismico.

La nota preliminare si basa sui dati ricavati da numerose immagini e filmati resi pubblici in Internet, sui dati sismologici pubblicati dall’INGV e sui dati di sottosuolo ricavate da varie pubblicazioni scientifiche. Le esperienze multidisciplinari maturate sul campo nelle aree devastate da vari eventi sismici precedenti hanno consentito una prima elaborazione dei dati finora resi disponibili.

I dati circa la struttura profonda dell’area sono tratti dalla pubblicazione di Toscani, Burrato, Di Bucci e Valensise, 2008, BSGI, dal titolo ” Plio-Quaternary evolution of the northern Apennines thrust fronts (Bologna-Ferrara section, Italy): seismotectonics implications.” Viene evidenziata una tettonica crostale attiva che causa un accorciamento di meno di 1 mm/anno in direzione N-S. In pratica il fronte della catena e del suo basamento è ancora interessato da lieve spostamento in direzione perpendicolare al fronte stesso. Grazie ai dati di prospezioni petrolifere è stata ricostruita la stratigrafia del sottosuolo.

La copertura sedimentaria ha età compresa tra il Carbonifero inferiore ed il Pleistocene e uno spessore complessivo variabile da circa 7 a circa 5 km. La copertura sedimentaria è intensamente deformata così come il suo basamento. Dal punto di vista sismogenetico gli autori distinguono tre fasce subparallele al fronte della catena con strutture profonde attive.

Il sisma di origine tettonica ha determinato significativi effetti locali di amplificazione non prevsiti in precedenza; ciò ha causato ingenti danni ai manufatti.

I motivi tettonici crostali che caratterizzano l’area epicentrale del sisma del 20 maggio 2012 si trovano in corrispondenza del margine sepolto dell’Appennino emiliano anche dove non si hanno precedenti storici di eventi sismici. Considerando la spinta antropizzazione ed urbanizzazione dell’area va seriamente affrontato il problema dell’ adeguamento sismico di strutture pubbliche e private.

Gli studi in corso nel campo sperimentale costituito dall’area epicentrale forniranno nuove indicazioni tecniche finalizzate ad adeguare e costruire nel modo più sicuro possibile.
Una considerazione di notevole interesse va fatta sull’impatto degli eventi sismici sulle tubazioni per estrazione di idrocarburi in zone interessate da faglie attive e sull’impatto che può essere determinato dalla “iniezione” in pressione di fluidi all’interno delle rocce serbatoio in zone con tettonica attiva.

 Tali considerazioni vanno fatte con apporti scientifici indipendenti e qualificati, considerando l’importanza industriale dei giacimenti di idrocarburi e l’importanza socio-economica delle risorse naturali di importanza strategica come le acque sotterranee e superficiali nonchè la salute dei cittadini. Finora questo problema non è mai stato affrontato in maniera trasparente e credibile”.

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