Sempre più insistenti le voci di una lista civica con il Pd. Lo scrittore: “chiunque venga percepito come non schierato fa paura e viene subito delegittimato”

Roberto Saviano

Sarà davvero Roberto Saviano l’«anti-Grillo»? Se ne parla da giorni ormai, si raccontano bizantine strategie per arginare il pericolo rappresentato dall’esplosione del comico genovese in quello che un tempo era un elettorato al massimo condiviso con la sinistra radicale.

Cambiano gli equilibri, però, e cambiano gli schemi. Il quotidiano «Repubblica» ha avanzato l’ipotesi di una «lista per la legalità». Il Pd si sarebbe quindi messo allo studio di alcune idee per non essere tagliato fuori dal processo in corso nella sua zona di campo. E quindi porta aperta alle liste civiche, guidate da intellettuali non da politici, ma in ogni caso apparentate con il Pd come ad esempio Roberto Saviano o Gustavo Zagrebelsky o Concita De Gregorio.

Che cosa di vero ci sia dietro queste ipotesi lo si saprà nei prossimi giorni quando il segretario del Pd Pierluigi Bersani annuncerà ufficialmente la nuova fase. Ma nel Pd si è già iniziato a litigare: le liste civiche come finora sono state descritte convincono pochi. E lui, l’anti-grillo, la speranza di arginare l’ascesa dei grillini ha smentito il suo coinvolgimento diretto nelle liste: «Mi capita spesso di leggere articoli che danno per certa la mia candidatura politica. Non è importante in quale ruolo e in quale partito, la cosa certa è, che dicono, sto per candidarmi. Ovviamente è falso. È dal 2006 che, mentendo, annunciano la mia candidatura. Chi fa disinformazione, quando terminò “Vieniviaconme”, dava per certa la mia candidatura. E ora che è finito “Quello che (non) ho”, spuntano notizie dello stesso tenore», spiega in un articolo per il prossimo numero del settimanale «l’Espresso».

«Il punto è che per queste persone, chiunque non venga percepito come schierato, fa paura e va delegittimato. Il messaggio implicito è: «Questo qui fa di tutto per ottenere consensi, perché il suo scopo è fare politica», avverte Saviano.

Insomma nessun «anti-Grillo», sembrerebbe, in realtà Saviano smentisce la guida delle liste civiche ma conferma il suo impegno nella battaglia della futura Italia politica: «Il mio mestiere è quello di scrivere, ma non rinuncio alla possibilità di costruire un nuovo percorso in questo Paese. Ridare dignità alle parole della politica è invece la premessa alla rinascita. Ripartire dalle parole significa costruire prassi diverse. Perché le parole sono azione».

Insomma Saviano ci sarà. La formula verrà decisa in seguito. Quanto valga in termini elettorali l’autore di «Gomorra» in questo momento è difficile dirlo. Nicola Piepoli sostiene che il suo impatto può essere «alto». Dopo le amministrative il quadro dei voti è diviso in due parti, più o meno equivalenti: da un lato i partiti tradizionali, dall’altro Grillo. «La fetta che ora è occupata da Grillo – spiega Piepoli – è uno spazio vuoto e la natura odia il vuoto. E’ naturale che venga occupato da altre persone. Si divideranno quel 50%. Se ipotizziamo anche una candidatura di Montezemolo e di Passera il valore di Saviano si attesta tra il 12 e il 13% da un punto di vista statistico».

Meno ottimista è Alessandra Ghisleri, di Euromedia Research. «C’è il 40% dei voti da catturare, il 70% di questi sono di centrodestra e l’offerta politica che ci si aspetta non è di un Messia ma di qualcosa di concreto. Saviano è un simbolo della lotta all’illegalità, alla corruzione, alla disonestà, alle mafie ma può creare una rete locale in grado di convincere gli elettori sulla base di programmi specifici? Essere famosi e avere un buon curriculum non è detto che sia sufficiente, potrebbe risultare di difficile presa».

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