Finanza creativa e tangenti. L’ultima scottante inchiesta che coinvolge la Sicilia parte da Milano. La Procura meneghina ha passato le carte a quella palermitana. Si indaga sulle relazioni finanziarie fra la sede londinese della banca giapponese Nomura e la Regione siciliana. Relazioni dietro cui si nasconderebbe il pagamento di mazzette milionarie finite nelle tasche di Marcello Massinelli e Fulvio Reina, un tempo stretti collaboratori dell’ex governatore Totò Cuffaro. Al momento Palermo ha aperto un fascicolo a carico di ignoti. L’ipotesi di reato è truffa allo Stato.

Tutto inizia, come spesso accade, con un esposto anonimo del 2003. Non solo venivano segnalati quegli strani e spropositati guadagni della Nomura, ma anche la montagna di soldi transitata in conti offshore per ricompensare gli artefici del mutuo contratto dalla Regione. Massinelli e Reina, appunto. La denuncia di allora troverebbe conferma nelle indagini eseguite dal nucleo di polizia tributaria di Milano su delega del procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Uno dei massimi esperti a stanare il marcio che si annida nella vendita di derivati agli Enti pubblici.

L’ipotesi – come racconta Live Sicilia – è che Nomura abbia incassato 48 milioni di euro. Dieci volte in più del prezzo di mercato. Le tangenti, invece, ammonterebbero a 16 milioni e sarebbero state versate ad una società riconducibile a Massinelli e Reina. Un passaggio di denaro avvenuto in gran parte attraverso i conti correnti della irlandese Profitview Investments Ltd, lasciando fuori la Rossini srl di cui Massinelli e Reina erano soci. Secondo gli investigatori, proprio la Rossini sarebbe stata decisiva per far sì che Nomura diventasse la banca di riferimento, advisor come si dice in gergo tecnico, per la Regione Siciliana. Erano gli anni in cui Massinelli è stato consulente finanziario di Cuffaro. Di fatto da Nomura passavano le più importanti operazioni finanziarie della Regione siciliana. Operazioni di cui c’è traccia anche nella fitta corrispondenza fra i funzionari regionali e della banca.

Una volta pagati, se pagati lo sono stati davvero, come sarebbero rientrati in Italia i soldi delle tangenti? Anche su questo gli investigatori milanesi sembrano avere le idee chiare. Sono stati individuati due conti aperti alla sede della Banca popolare di Sondrio a Lugano, in Svizzera, da cui altri soggetti, individuati e sentiti dai pm, avrebbero prelevato denaro contante per portarlo nel nostro Paese. I conti si chiamano Tod’s e Church e risulterebbero intestati a Massinelli e Reina. La chiusura del cerchio, la prova del rientro dei capitali arriverebbe da un paio di versamenti. Il primo di 300 mila euro avvenuto presso un conto corrente intestato alla Aeroporto Agrigento Valle dei Templi Spa di cui Massinelli era consigliere d’amministrazione. Il secondo di 500 mila euro passati attraverso un conto acceso dalla Rossini al Banco di Sicilia. La cifra sarebbe stata versata da un imprenditore pugliese in cambio di un favore per l’accensione di un mutuo che gli serviva per costruire un centro commerciale a Melilli e che sarebbe stato erogato grazie all’intervento di Massinelli che sedeva nel consiglio di amministrazione della banca. Abbiamo cercato di contattare, senza successo, gli interessati per conoscere la loro posizione.

Anche i funzionari della commissione Finanze dell’Assemblea regionale nei mesi scorsi avevano sentito puzza di bruciato e lanciato l’allarme sulle operazioni swap (assicurazione su contratti di debito) sottoscritte dalla Regione: gli uffici suggerivano “di acquisire dal governo informazioni circa l’andamento delle operazioni che, negli ultimi esercizi, registrano in alcuni casi risultati negativi per la Regione”. Dai documenti contabili si rileva un aumento dei fondi che il governo ha appostato nel capitolo relativo a “oneri per interessi, rate swap e per altri strumenti finanziari derivati”: a fronte dei 25 milioni del 2011, è previsto uno stanziamento di 27 milioni per il 2012, di 29 mln per il 2013 e di 30 mln per il 2014.

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