Cos’è l’arte? A cosa serve? Che funzione ha? Ponendosi queste domande, Freud ci aiuta a porcele a nostra volta

il libro di Stefano Ferrari

La Psicologia dell’arte rappresenta un campo di studio molto sfaccettato e Freud ne anticipò le premesse teoriche, indagando i meccanismi inconsci dell’espressione e della contemplazione estetica.

Stefano Ferrari, professore presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna, si riallaccia direttamente al tessuto intellettuale del padre della Psicoanalisi, mettendo ordine a quest’orizzonte culturale, che mescola filosofia, antropologia, neuroscienze ed estetica.

Riprendendo i fili dei suoi precedenti scritti, li traghetta verso nuove prospettive, trasformando così la sua analisi intellettuale in una straordinaria ‘opera aperta’.

“Nuovi lineamenti di una psicologia dell’arte” (Clueb Edizioni), a dodici anni di distanza dalla prima pubblicazione, è un arricchimento della lettura storico-critica del contributo di Freud, e di alcuni suoi successori, alla riflessione sull’arte e sulla letteratura. La psicoanalisi è, infatti, il ponte concettuale ideale tra la prospettiva filosofica e quella scientifica, con una spiccata vocazione sia per il racconto, sotto forma di romanzo e diario, sia per le arti figurative, sotto forma di pittura e fotografa.

Molti scrittori, da Balzac a Flaubert, da Zola a Proust, hanno saputo cogliere verità profonde della natura umana, arrivando là dove la scienza non avrebbe potuto, contribuendo sensibilmente all’esplorazione della psiche. Allo stesso modo, artisti come Courbet, Van Gogh, Munch e Dalì, insieme a fotografi come Duchamp, Boccioni, Man Ray e Reiner, hanno permesso di comprendere meglio i meccanismi dell’immaginazione e della relazione catartica, spesso ipnotica, che stringe artista e fruitore all’opera d’arte, creata e contemplata. Perché, come spiega Henry Bergson: “Nei procedimenti artistici si ritrovano in forma raffinata, in qualche modo spiritualizzata, quegli stessi procedimenti con cui solitamente si ottiene lo stato d’ipnosi”.

Attraverso suggestivi stralci storici delle prime esperienze psicoanalitiche, Stefano Ferrari tesse i preliminari per condurci dentro l’anima del romanzo, del dipinto, della fotografia e dell’autoritratto. Con un linguaggio dotto e lieve, arriva a trascendere i personaggi e le opere d’arte, per sfiorare quegli archetipi universali, sublimi e perturbanti, che albergano nell’inconscio di ognuno di noi.

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