Con la Juve ha vinto lo scudetto dei record ma la partita più difficile comincia ora. L’indagine, Carobbio che lo accusa e la perquisizione a casa: il tecnico non ci sta

Antonio Conte

«Associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva». Questo il reato che viene contestato ad Antonio Conte dalla Procura di Cremona nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse.

Nel mirino la sospetta combine relativa a un Novara-Siena del 30 aprile 2011. L’avviso di garanzia gli è stato recapitato ieri mattina verso le 6, alle prime luci dell’alba, dagli inquirenti che hanno bussato all’appartamento (poi perquisito) dove il tecnico risiede a Torino in corso Vinzaglio.

In casa la moglie, la figlia e il fratello Daniele. Gli agenti di polizia hanno sequestrato un computer e un Iphone. «La reazione di Conte è quella di una persona completamente estranea e fortemente determinata a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti contestati» ha rilanciato Antonio De Rensis, il suo legale, che lo seguirà insieme a quelli della Juventus, Michele Briamonte e Luigi Chiappero.

Per tutta la giornata di ieri si sono poi susseguite indiscrezioni, è arrivata la notizia che anche Bonucci è indagato (non a Cremona, ma a Bari) poi alle 18,30, a Vinovo si sono presentati Andrea Agnelli e Antonio Conte, che hanno rilasciato dichiarazioni ai giornalisti. Ha preso la parola il presidente della Juventus: «I fatti di cronaca sono sotto gli occhi di tutti. Non posso nascondere che alla luce dell’attività della procura di Cremona si sta delineando un quadro estremamente preoccupante per il mondo del calcio, che da quello che ci risulta non tocca Conte, il suo ruolo è insignificante».

E ancora: «Lo conosco da vent’anni, la Juventus società ed io personalmente siamo al fianco di Antonio in questo momento come per Leonardo Bonucci. Sono sicuro farà un grande europeo con l’Italia, per un terzo composta da juventini».

Agnelli ha subito voluto mettere a tacere l’ipotesi di piani B e un toto allenatore in cui impazzano le voci su Fabio Capello: «Antonio è e sarà il nostro allenatore. L’anno prossimo abbiamo una Champions League da disputare, sarà la persona che ci guiderà». La parola è passata al tecnico salentino. Prima di aprire bocca, ha fatto un sorriso ironico. «Grazie Andrea, la mia storia da calciatore e da allenatore parla chiaro: ho sempre dimostrato integrità morale, onestà e correttezza. Potete chiederlo a tutti, ai miei ragazzi e agli avversari: io voglio sempre vincere». «Non dimentichiamo — ha continuato commosso, la voce incrinata — che io ho subito un’aggressione con bastoni davanti a mia figlia di due anni e a mia moglie, per la mia integrità morale, per la mia onestà, per la mia correttezza. Questo è Antonio Conte, per chi ancora non lo conosce, o fa finta di non conoscere».

Infine il discorso si è spostato sull’avviso di garanzia, giunto dopo le accuse del calciatore “pentito”, Carobbio: «Sono stato indagato per associazione a delinquere, ho avuto una perquisizione in casa, e io non c’ero neanche. Ho letto il provvedimento, e ho visto le poche parole scritte, però la prima domanda che mi è sorta sapete qual è? Come mai non sono stato chiamato dal pm di Cremona prima di subire una perquisizione e prima di diventare un indagato? Io ho letto, ho letto il provvedimento, ho letto le poche parole, mi sarei aspettato dai magistrati che mi avessero sentito prima di adottare determinati provvedimenti. Penso di aver detto tutto. Buone vacanze a tutti, perché le mie saranno sicuramente buone». Almeno fino a prova contraria.

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