A tre mesi dai giochi di Londra, gli atleti portatori di handicap alzano la voce: meno solidarietà e più diritti

il monito dei paraolimpici

Mancano meno di 100 giorni all’inizio delle Paralimpiadi di Londra 2012. Per l’occasione, presso l’Ambasciata di Gran Bretagna a Roma, è stata organizzata una grande manifestazione che ha visto la nutrita partecipazione del mondo dello sport e delle scuole accolti nei giardini dell’ambasciata di Porta Pia.

Durante la manifestazione, che ha visto tra gli altri anche la partecipazione del Ministro del Lavoro e per le Politiche Sociali Elsa Fornero, il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli, è intervenuto per sottolineare il grande valore sociale dei Giochi Paralimpici di Londra 2012.

L’appuntamento di agosto non rappresenta solo la celebrazione di un movimento internazionale, ma – come spiega Pancalli – rappresenta prima di tutto la celebrazione di un’idea, di un progetto, che va oltre le organizzazioni stesse e che vede nello sport uno strumento di “pari opportunità”, che serve a creare qualcosa di più di un terreno agonistico di confronto.

Quel qualcosa in più il presidente del CIP lo definisce un “modello di buona prassi”, che dimostra ampiamente e concretamente che nel momento in cui delle persone disabili sono messe nelle condizioni di esprimere le proprie potenzialità da soggetti assistiti diventano delle “risorse” per la società.

L’obiettivo primario delle Paralimpiadi, nelle parole di Luca Pancalli, è che si parli meno di solidarietà e più di diritti e di pari opportunità, meno di assistenza e più di giustizia. Nonostante possiamo affermare di vivere in uno dei paesi europei che maggiormente tutela i disabili dal punto di vista normativo, lo stesso non si può dire infatti in termini applicativi delle normative stesse.

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