A Palermo sequestrate cinque società: Cosa Nostra aveva messo le mani sul business fornitura nei bar

operazione "Coffee break"

L’ombra della mafia sul caffè nei bar di Palermo. E’ quanto emergerebbe dall’indagine del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza che, nell’ambito dell’inchiesta “Coffee Break” ha sequestrato cinque società del valore di 4 milioni di euro, che sarebbero riconducibili ad un pregiudicato condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa.

Si tratta di due bar, due aziende nel settore del commercio all’ingrosso di caffè e una palestra. Secondo quanto contestato dai magistrati titolari dell’inchiesta, Antonio Ingroia e Dario Scaletta, l’uomo avrebbe “attribuito fittiziamente a dei prestanome la titolarità delle attività commerciali sequestrate”, mentre nella realtà le avrebbe continuate a gestire facendosi assumere come dipendente.

Per sfuggire ai controlli l’uomo, secondo gli investigatori, cambiava continuamente i soci delle aziende, ne chiudeva alcune per aprirne poco dopo altre.

Secondo alcuni collaboratori di giustizia l’imprenditore ambiva a diventare, ad ogni costo, il leader incontrastato nella fornitura del caffé negli esercizi commerciali di Palermo.

Oltre alle aziende sequestrate, su disposizione del gip Riccardo Ricciardi che ha accolto la richiesta della Procura, sono state denunciate undici persone per concorso in trasferimento fraudolento di valori.

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