“Mai dire mai” del procuratore nazionale antimafia, che parla del suo futuro e il suo scontro con Antonio Ingroia

Pietro Grasso

La politica? “Mai dire mai”, dice Piero Grasso. Il procuratore nazionale antimafia, per il momento, ha un solo obiettivo: portare avanti il progetto e le idee di Giovanni Falcone. Poi, si vedrà. Mai dire mai, appunto. Con una certezza, però, che è anche una stilettata ai partiti. Qualora decidesse di scendere in campo, Grasso non saprebbe proprio quale partito scegliere.

Il procuratore nazionale antimafia si racconta a tutto tondo in un’intervista esclusiva concessa al mensile “S”. Grasso parla del suo futuro, della polemica sul “premio speciale” per Silvio Berlusconi e di quella sulle sue dichiarazioni su Antonio Ingroia, ma anche di Giovanni Falcone, delle nuove indagini sulle stragi e del mancato invito di Raffaele Lombardo alla commemorazione della strage di Capaci.

Il nome di Grasso, del resto, ricorre con insistenza nelle cronache politiche: ancora ieri l’ipotesi di una candidatura politica per il procuratore nazionale antimafia è stata tirata in ballo da Gianfranco Micciché, che all’agenzia Italpress e sul suo sito internet ha detto di essere disposto a fare un passo indietro in caso di candidatura del magistrato. Un endorsement in piena regola: “Voterei per lui”, ha detto il leader di Grande Sud.

D’altra parte, il procuratore nazionale antimafia ha più volte invocato la moralizzazione della politica. Una politica che sa corteggiare e attaccare. E lui ne sa qualcosa. Negli ultimi giorni, Grasso si è trovato al centro di roventi polemiche per una frase che avrebbe pronunciato alla trasmissione radiofonica “La Zanzara”. Quella sul “premio speciale” da assegnare al governo Berlusconi per la lotta alla mafia. Ma lui si schermisce: “Una cosa impensabile – afferma -. Non ho detto la frase del premio speciale. Ho ribadito una cosa che ripeto da anni. A me pare coerente con la mia onestà intellettuale riconoscere il fatto che il ministro Alfano abbia accolto una proposta ideata e voluta da Falcone, l’inserimento delle misure di prevenzione nel potere di proposta delle direzioni distrettuali antimafia”.

Ma per il centrodestra c’è anche una stilettata: “Nessuno – attacca Grasso – può dimenticare tutti gli insulti che la magistratura ha ricevuto. Da matti, utopisti ad antropologicamente diversi, a cancro da estirpare. Oppure tutte quelle richieste mai accolte e quelle iniziative con cui si riteneva di fare una riforma della giustizia con delle proposte assolutamente inaccettabili”.

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