Dopo un Consiglio dello Ior, l’Istituto per le Opere di Religione, Ettore Gotti Tedeschi costretto a dimettersi

Ettore Gotti Tedeschi

Ettore Gotti Tedeschi si è dimesso oggi dalla presidenza dello IOR, l’istituto di credito che ha sede in Vaticano.

La decisione è stata presa dopo il voto unanime di sfiducia nei suoi confronti del Consiglio di Sovrintendenza, l’organismo composto da cinque laici che è responsabile dell’amministrazione e gestione dell’Istituto, della vigilanza e della supervisione delle attività sul piano finanziario, economico ed operativo.

Per ora sarà il vicepresidente Ronald Hermann Schmitz a sostituire Ettore Gotti Tedeschi, in attesa di nuove decisioni. In un comunicato della Sala Stampa vaticana, si legge:

«Il 24 maggio 2012 il Consiglio di Sovrintendenza dell’Istituto per le Opere di Religione si è riunito in sessione ordinaria. Fra i temi in agenda, c’era ancora una volta la governance dell’Istituto. Nel tempo, questa ha destato progressiva preoccupazione nel Consiglio e, nonostante ripetute comunicazioni in tal senso al Prof. Gotti Tedeschi, Presidente dell’IOR, la situazione è ulteriormente deteriorata. Dopo una delibera, il Board ha adottato all’unanimità un voto di sfiducia del Presidente, per non avere svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio.

I membri del Consiglio sono rattristati per gli avvenimenti che hanno condotto al voto di sfiducia, ma considerano che quest’azione sia importante per mantenere la vitalità dell’Istituto. Il Consiglio adesso guarda avanti, al processo di ricerca di un nuovo ed eccellente Presidente, che aiuterà l’Istituto a ripristinare efficaci ed ampie relazioni fra l’Istituto e la comunità finanziaria, basate sul mutuo rispetto di standards bancari internazionalmente accettati».

Alla base del voto di sfiducia per Gotti Tedeschi potrebbero esserci i contrasti interni sull’applicazione della nuova legge per la trasparenza che doveva portare la Santa Sede nella lista dei Paesi virtuosi in materia di antiriciclaggio. Sullo IOR sono in corso indagini delle Procura di Milano per verificare i rapporti con il San Raffaele, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto, tra gli altri, di Pierangelo Daccò.

Ettore Gotti Tedeschi era stato chiamato alla presidenza della banca vaticana direttamente da Benedetto XVI nel novembre del 2009 subentrando a Angelo Caloia. Dopo il voto di sfiducia, l’ex presidente ha dichiarato: «Non voglio dire nulla. Altrimenti dovrei dire solo brutte parole».

L’Istituto per le Opere Religiose è un istituto di credito che ha sede in Vaticano e ha come scopo quello di «provvedere alla custodia e all’amministrazione di beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità». Inoltre, per statuto, «può accettare depositi di beni da parte di enti e persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano».

Lo IOR è noto soprattutto per la riservatezza dei suoi conti e per essere stato nel Dopoguerra al centro di alcuni grossi scandali: è guidato da un presidente che riferisce a un collegio di cinque cardinali, nominati dal Papa e da un Collegio di Sovrintendenza che a sua volta nomina i Revisori. Per molti anni le attività dello IOR si sono poste fuori dal controllo di qualsiasi organizzazione indipendente o governo che non fosse quello Vaticano. Dal 2003 la Corte di Cassazione ha attribuito alla giurisdizione italiana la competenza sullo IOR.

Pochi mesi dopo la nomina di Ettore Gotti Tedeschi, nel settembre 2010, lo IOR era stato coinvolto in un’inchiesta della procura di Roma che aveva interessato direttamente il nuovo presidente e un alto dirigente dell’istituto, accusati di aver messo in piedi un articolato meccanismo di trasferimento per riciclare del denaro. A scopo cautelativo, la procura di Roma aveva disposto il sequestro di 23 milioni di euro depositati dallo IOR su un conto corrente del Credito Artigiano, istituto controllato dal Credito Valtellinese.

A tre mesi dallo scandalo, il Vaticano aveva deciso di adottare le norme anti riciclaggio previste dall’Unione Europea già da tempo recepite dall’Italia. Era stata anche istituita l’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF), con il compito di vigilare sulle attività in Vaticano.

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