Lettere tra i Servizi Segreti e il n.1 di Cosa Nostra: tra il 2003 e 2005 le parti discussero la resa del vecchio boss

Bernardo Provenzano

Bernardo Provenzano quando era latitante avrebbe chiesto tre incontri per trattare la resa e circa due milioni di euro.

Queste richieste del capomafia di Corleone attraverso un ‘messaggero’ che avrebbe fatto arrivare questo messaggio alla Direzione nazionale antimafia. A raccontare per primo questa storia era stato il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, durante un’audizione al Consiglio superiore della magistratura. E a confermarlo – in una lunga intervista in onda questa sera a Servizio Pubblico – e’ proprio il ”messaggero”, cioe’ l’uomo che intavolo’, tra il 2003 e il 2005, per conto del capo dei capi, la trattativa per la sua resa dopo quarant’anni di latitanza.

Nel corso della trasmissione verra’ intervistato anche l’ex sindaco di Castelvetrano Tonino Vaccarino che, per conto dei servizi segreti, avrebbe aperto un canale con il boss latitante utilizzando nelle lettere scambiate con il boss il soprannome di ‘Svetonio’. Il ruolo svolto da Vaccarino anche nei confronti di Provenzano è ricostruito nel libro ”Il cuore nero dei servizi”, scritto dal giornalista Piero Messina, in uscita a giugno per ‘Bur’.

“Nel libro – dice l’autore – ci sono diversi tasselli di un puzzle in cui si cerca di ricostruire questa vicenda complessa. Non va dimenticato – continua Messina – che alcune settimane prima della cattura del boss, il legale di fiducia della famiglia Provenzano sosteneva che il capomafia fosse morto. Come disse l’allora capo della Polizia, Gianni De Gennaro, l’arresto del ‘capo dei capi’ è stata una grande vittoria e un ottimo gioco di squadra”.

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