L’assessore D’Urso: “non bisogna fare drammi se verrà adottata subito”. Confindustria Alberghi: “tax può avere riflessi negativi su presenza e occupazione!

ancora querelle sulla tassa di soggiorno

Via libera alla tassa di soggiorno, da subito. E’ lo scenario che si delinea in queste ore a Palazzo dei Giurati. A far presagire l’adozione immediata, da parte del Comune di Taormina, del balzello turistico è l’assessore alle Politiche Finanziarie, Fabio D’Urso.

La casa municipale deve trovare le risorse per fare quadrare i conti nel bilancio comunale dove si è ravvisata una sofferenza da Un milione da 800 mila euro. Circa 200 mila euro, a quanto pare, sarebbero stati individuati nei giorni recenti dalla ragioneria del Comune ma rimane comunque pesante e significativa la cifra (1 mln 600 mila euro) che l’Amministrazione è chiamata a individuare in tempi brevissimi per i prossimi mesi.

“Le soluzioni possibili – spiega D’Urso – sono di fatto due strade obbligate. O si alzano alcuni tributi e quindi la pressione fiscale a carico dei cittadini, il ché non mi sembra una scelta possibile o praticabile in un momento nel quale tante famiglie sono già in difficoltà. O altrimenti va presa in considerazione l’idea di disporre subito l’introduzione della tassa di soggiorno a Taormina. Non credo che possa essere un dramma la decisione di adottare anche qui la tassa turistica. Un euro di tassa non può determinare il fallimento di nessun operatore economico”.

D’Urso sottolinea che il percorso che, a questo punto, porta all’avvio della tassa, iter condiviso anche dalle altre forze politiche. “Abbiamo appreso pubblicamente – continua l’assessore – che anche i due principali partiti di opposizione, il Fli e l’Udc, si sono detti favorevoli all’introduzione della tassa. Anche il mio partito (il Pdl) ritiene si debba comprendere che il momento è particolare e va fatta quindi una scelta importante con il via libera alla tassa. Ci sono altre località turistiche nazionali, ed anche Giardini Naxos, dove la tassa è già stata messa in vigore senza alcun problema”.

Lo stesso D’Urso ha inteso sottolineare che “si tratta di liberare risorse in bilancio e i ricavi della tassa di soggiorno sarebbero esclusivamente destinati, come la legge dispone, ai servizi per turismo, senza cioè nessun fine di coprire buchi in bilancio attraverso questo balzello”. Taormina potrebbe introitare, in caso di introduzione immediato della tassa di soggiorno, circa 400-500 mila euro – stima ancora da quantificare con esattezza – e di conseguenza sarebbero queste somme a sostenere le iniziative per il turismo, mentre le cifre sinora destinate dal Comune ai servizi potrebbero essere, appunto, “liberate” e ridestinate in altri settori.

I tempi sono stretti, e il crocevia di tutto sarà il bilancio da approvare entro fine giugno ma che entro la prossima settimana dovrà essere discusso ed esitato dalla Giunta. Poi l’Esecutivo passerà “la palla” al Consiglio comunale, che prenderà la decisione finale sull’assetto del bilancio di previsione e sulla questione della tassa di soggiorno.

Sinora si era ipotizzata l’adozione della tassa a Taormina dal 2013, poi tutto è stato “congelato” e ora il placet sembra addirittura imminente per avviare il balzello sin da subito. Le sofferenze del bilancio di previsione, d’altronde, impongono una valutazione che non può guardare al 2013 e che deve, altresì, far quadrare i conti in questo esercizio finanziario. A Giardini la tassa di soggiorno è già realtà: ora anche Taormina è arrivata ad un bivio e mai come stavolta si va verso la “fumata bianca”.

In città, contro l’adozione della tassa di soggiorno, rimane forte la presa di posizione “No Tax” degli albergatori, che hanno parlato di “provvedimento miope ed iniquo” e che ritengono la competenza in materia spetti non al Comune ma alla Regione.

E sulla tassa si è registrata in queste ore una nota di Confindustria Sicilia – Alberghi e Turismo:

“Il provvedimento contenuto nella Finanziaria 2012, che ha introdotto la tassa di soggiorno per i turisti – afferma il presidente Sebastiano De Luca – contiene un effetto depressivo che va in controtendenza rispetto ai proclami istituzionali che sottolineano come il Turismo sia uno dei pochi comparti che in Sicilia ha ancora le carte in regola per rilanciare l’economia della regione. Tale norma disincentiva lo sviluppo del Turismo, non sostiene un miglioramento dei servizi, aggrava la crisi.

L’applicazione della tassa, infatti, si inserisce nel contesto di una crisi strutturale gravissima, in cui il peso di quella internazionale accentua ancora più le carenze del nostro sistema caratterizzato da una forte stagionalità del comparto, da un basso tasso di occupazione medio delle camere, dall’aumento generale di tasse e tributi, quali IMU etc., dalla mancanza di adeguate infrastrutture logistiche e di contesto: tutti elementi che penalizzano la regione nell’accesa competizione internazionale e che riducono le sue capacità di attrazione. Va peraltro considerato che la tassa di soggiorno a Roma, Venezia, o Firenze ha una scarsissima incidenza, essendo tali città attrattive di per sé rispetto alla Sicilia.

Molti Comuni siciliani hanno già deliberato di applicare la tassa, in maniera totalmente discrezionale, senza seguire alcuna linea di indirizzo da parte del Governo regionale, che dovrebbe coordinare e controllare l’attuazione della norma.

In alcune aree della Sicilia si sta ancora discutendo il da farsi (p. es. a Siracusa); in altri casi, per acquisire un vantaggio competitivo, alcune aree della Sicilia intendono dichiararsi “tax free” (come nel caso di alcuni comuni della Valle dei Templi, inclusa Agrigento); a Taormina invece, nonostante la crociata “no tax”, il Consiglio comunale vorrebbe introdurre la tassa di soggiorno.

Resta aperta la questione riguardo all’utilizzo delle risorse che entreranno nelle casse degli enti locali, sulle quali non c’è la sicurezza che vengano effettivamente utilizzate per rilanciare il turismo, per migliorare i collegamenti e per aumentare le presenze. La preoccupazione reale, basata sull’esperienza, è che tali entrate, sebbene vincolate a rigidi criteri, finiscano per coprire le voci di bilancio più diverse, senza alcun vero controllo.

Senza contare che l’incremento di entrate risultante da questa operazione, stimato in circa 10 milioni di euro, è decisamente risibile, rispetto ad un bilancio regionale di oltre 30 miliardi di euro e contempla spese correnti per oltre l’ottanta per cento.

Ipotizzare una tassa di soggiorno vuol dire rendere più difficoltosa la possibilità di un eventuale recupero, sia in termini di presenze che occupazionali.

Un provvedimento miope, che danneggia la competitività di un settore che dovrebbe essere traino di sviluppo per tutte le attività turistiche della Regione.

Un provvedimento iniquo, perché colpisce proprio quelle aziende, che contribuiscono maggiormente a riempire le casse comunali.

Gli operatori del turismo hanno sempre contribuito e sempre continueranno a farlo, per consentire alla Sicilia di mantenere quel ruolo e quella posizione che le compete nel panorama turistico Internazionale.

Ciò considerato, nel rispetto di uno spirito concertativo, sollecitiamo la ripresa di un dialogo costruttivo per delineare un percorso condiviso, in grado di armonizzare le scelte derivanti dalla norma, affrontare con efficacia le criticità del comparto turistico e dare respiro alla nostra capacità competitiva indebolita dalla crisi”.

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