Nella strage che ha ucciso Melissa lo Stato non è stato in grado di opporsi al killer, in Romagna tardano gli aiuti per gli sfollati: è lo specchio di un Paese in crisi 

le macerie del terremoto in Emilia Romagna

I fatti che sono accaduti  nella giornata e poi nella notte di sabato a Brindisi e in Romagna sono stati generati come tutti sappiamo da cause diverse, ma sono legati da un filo comune.

In entrambi  i casi si avverte l’assenza dello Stato. Lo Stato che non c’è con la necessaria prontezza per impedire che criminali o folli mettano bombe; lo Stato che non c’è per aiutare quelle famiglie che nel giro di poche ore hanno perso tutto.

L’Italia per uscire dalla crisi in cui è precipitata ha bisogno non di demagoghi né di fantomatici leader né di supertecnici che non fanno altro che spremere il ceto medio basso, ma di nuove idee.

C’è bisogno che la politica rimetta al centro parole come uguaglianza, solidarietà, giustizia, ma anche sviluppo e crescita.

C’è bisogno di chiudere una volta per tutte con il clientelismo e  di mettere al centro della nostra idea di futuro la meritocrazia e di richiamare i cervelli che sono andati all’estero  e di investire nelle nuove tecnologie.

C’è bisogno di dare una speranza ai nostri giovani  e di consentire il ricambio generazionale.

C’è bisogno di riformare la nostra scuola che deve riacquistare serietà e credibilità e non abolire, come una classe politica reazionaria e miope vorrebbe fare, il valore legale del titolo di studio.

Dobbiamo trovare la dignità morale per uscire dal vicolo cieco in cui ci ha portato la classe politica della Seconda  Repubblica, e dobbiamo unirci per dare un futuro al nostro paese.

Ma per fare tutto questo c’è bisogno di un “Nuovo Socialismo”. Di un socialismo che coniughi l’idea di sviluppo con quella di equità sociale.

Non sappiamo chi ha armato la mano del killer che si è macchiato dei fatti che sono avvenuti a Brindisi, ma  abbiamo la consapevolezza che il malessere collettivo incide su menti instabili (ciò ovviamente non le giustifica!) e che forse qualcosa nella nostra vita sociale deve cambiare.

Forse  in una società meno individualistica  e più equa certi fatti non accadrebbero.  Forse  si potrebbe fare qualcosa per impedire a menti folli di concepire atti di così sconvolgente brutalità, che non hanno altra spiegazione che il vuoto interiore e la cultura della  non rispetto per la vita umana.

C’è bisogno di un “Nuovo Socialismo”, ma anche di una maggiore presenza dello Stato. Non lo stato opprimente dei regimi o quello esattore di equitalia, ma uno stato che sia giusto e che soprattutto sia dalla parte dei cittadini.

Dov’è, ci domandiamo, lo Stato per quei cittadini che nella notte di sabato per una calamità naturale hanno perso tutto? Paradossalmente quello stesso stato che mette l’IMU e che li spreme fino all’osso, nel momento del bisogno se ne lava le mani e dice che le sorti di tutti quei sfollati non è affar suo.

È evidente che c’è una diffusa ingiustizia sociale. C’è chi ha troppo e chi non ha niente.  E l’Italia non può uscire dal tunnel se non riscrive le regole del gioco e se non trova la forza per mettere da parte il qualunquismo, la cultura dell’egoismo e se non riscopre i valori della socialità, dello stare insieme, della giustizia e dell’uguaglianza.

Il nostro paese non può ripartire se non ha la forza di credere nel futuro e soprattutto di riscrivere la nostra idea di sviluppo che non può basarsi sulla sopraffazione dell’altro, ma su un’idea di eguaglianza e giustizia e legalità.

Sono questi valori in cui crediamo e che pensiamo che siano alla base di una società laica e rispettosa di tutte le identità e che ci fanno sentire vicini alla giovane studentessa che ha perso la vita per mano di un folle e solidali con tutte le vittime del terremoto e con  tutti quegli italiani che hanno perso il posto di lavoro e con tutti quegli imprenditori onesti che affannosamente mandano avanti le proprie aziende.

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