La decisione del nuovo presidente è in controtendenza con quella adottata da Sarkozy, che nel 2007 al proprio arrivo all’Eliseo si era aumentato del 172% lo stipendio

Francois Hollande

Francois Hollande l’aveva promesso in campagna elettorale e l’ha subito fatto: il primo Consiglio dei ministri del nuovo Governo guidato da Jean-Marc Ayrault ha deciso il taglio del 30% degli stipendi dei membri dell’esecutivo (i ministri sono 34, la metà donne).

Una decisione in controtendenza con quella adottata da Nicolas Sarkozy al suo arrivo all’Eliseo che aveva aumentato del 172% il suo stipendio netto portandolo da 7.084 a 19.331 euro.

Con questa decisione di Hollande, la retribuzione lorda di un ministro del Governo Ayrault scenderà così del 30% da 14.200 euro a 9.940 euro mentre quella di un segretario di Stato da 13.490 a 9.443 euro. Retribuzioni inferiori, per fare un esempio, a quelle del presidente della regione Lazio, Renata Polverini (che guadagna circa 11.750 euro netti al mese) o del governatore della Lombardia (14.700 euro netti).

In futuro prossimo toccherà anche al presidente della Repubblica e al premier subire un taglio dello stipendio del 30% ma perché questo possa avvenire sarà necessario una modifica della legge in Finanziaria. Questa modifica, si legge nel resoconto del Consiglio dei ministri, «sarà realizzata nella prossima manovra correttiva con un entrata in vigore retroattiva al 15 maggio». La retribuzione lorda di Hollande e di Ayrault passerà quindi da 21.300 euro a 14.910 euro.

Il segretario generale dell’Ump, il partito dell’ex presidente Sarkozy, Jean-Francois Copè, denuncia una decisione «demagogica». Il primo governo di Hollande, sottolinea Copè in una nota, «conta 14 membri di Governo in più rispetto al primo esecutivo di Nicolas Sarkozy: si passa da 15 ministri, 4 segretari di Stato e un Alto Commissario a 34 ministri e viceministri, ossia un aumento del 65%. Il calo degli stipendi del 30%, quindi – sottolinea l’esponente dell’Ump – non può nascondere questa realtà: il Governo di Hollande costerà molto più caro al contribuente».

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