Filmato di una telecamera a circuito chiuso mostra l’assassino che preme telecomando e scatena orrore

la strage di Brindisi

Potrebbe avere un volto l’orrore: il volto ritratto dalle telecamere di sorveglianza di chi ha fatto esplodere le bombe davanti alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi uccidendo Melissa Bassi, di 16 anni e ferendo gravemente 6 sue coetanee.

Le telecamere, forse prima fra tutte quella del chiosco di panini all’angolo sinistro davanti all’ingresso dell’istituto, dove passano le ragazze ogni mattina, ha ripreso “buone immagini, immagini significative, a bassa risoluzione ma sulle quali stanno lavorando gli esperti. Immagini girate di giorno. Immagini che accreditano l’ipotesi che l’ordigno sia stato azionato da un telecomando”, ha spiegato il procuratore di Brindisi Marco Di Napoli in una conferenza stampa.

Immagini “terribili”, il procuratore non vuole sbilanciarsi ma quelle riprese sono “buone, importanti” e si vede “un uomo, non un giovane”, che “dalle caratteristiche somatiche non sembra uno straniero”. “Non abbiamo nomi e cognomi non c’è nessuno scritto nel registro degli indagati”, poi frena: “Stiamo lavorando”.

Sono ancora al lavoro gli artificieri ma frammenti dell’innesco sono stati ritrovati e sarebbero sufficienti per ipotizzare un congegno a distanza, con un dipositivo volumetrico: “Stiamo aspettando ulteriori accertamenti ma è probabile che si tratti di un innesco con contatto visivo, è possibile che il telecomando abbia innescato un dispositivo cd volumetrico che poi interagisce ed esplode al primo passaggio delle persone”, ha spiegato il pm di Brindisi. L’uomo quindi potrebbe aver aspettato poco distante, in sicurezza, ma in modo da vedere la zona e l’ingresso della scuola accanto al quale aveva posizionato il cassonetto blu con le tre bombole gpl pronte ad esplodere. Anzi, probabilmente è stato azionato prima, quando ha visto le ragazze uscire dall’autobus, poi il sensore è scattato quando le prime studentesse sono passate, e l’esplosione le ha lacerate.

Le ragazze quindi erano l’obiettivo “non una sola in particolare”, ha spiegato Di Napoli, argomentando: “Il gesto quindi sembra collegato alla scuola e ai ragazzi”. E’ certo che “c’era una “volontà stragista”, tant’è che è questo il reato doloso per cui la procura procede. Ma la dinamica delle immagini e le caratteristiche dell’innesco e la preparazione dell’attentato fanno pensare ad “un gesto isolato, un gesto individuale è questa l’ipotesi più plausibile” e che non sarà ripetuto “non sembra un killer seriale”.

Non si esclude che altri lo abbiano aiutato, ma “è possibile che abbia fatto tutto da solo e confezionato l’ordigno in casa”, sottolinea pm. Anche il cassonetto blu verticale con le ruote dove erano messe le bombole poteva spostarlo da solo “non è dell’azienda di nettezza urbana”, e “i due cassonetti storici della scuola stavano al loro posto”. E’ un cassonetto che “si può acquistare” e su questo anche si stanno muovendo gli investigatori e “con ogni probabilità – ha aggiunto il pm, dato il dispositivo ‘volumetrico’ – cassonetto è stato portato carico a ridosso dell’evento”. Poco prima delle 7.42 quindi. E qui qualcuno potrebbe averlo anche notato quell’uomo. Gli inquirenti non si sbilanciano ma ci sarebbero testimoni, alcuni ritenuti più credibili e significativi.

Su chi sia l’autore, dice qualcosa anche quel terribile ordigno che ha lanciato schegge e frammenti fino a 500 metri di distanza: “E uno che conosce l’elettronica, il congegno non è alla portata di tutti, non è particolarmente difficile da assemblare ma servono particolari conoscenze”.

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