Chiusura deludente: rialzo di 0,61%. Ma resta la terza Ipo nella storia americana. La quota di Bono degli U2 vale 30 anni di carriera. Unico neo del giorno: class action per la violazione della privacy da 15 miliardi

Mark Zuckerberg

Si è presentato in felpa anche all’appuntamento più importante di sempre. Mark Zuckerberg alle 15.30 ora italiana ha suonato la campanella del Nasdaq direttamente da Menlo Park, su un palco allestito nel quartier generale dell’azienda.

La lunga attesa per la quotazione del social network si è conclusa, anche se i primi scambi hanno fatto sospirare: a causa di problemi tecnici del Nasdaq, l’avvio delle contrattazioni è stato ritardato di mezz’ora, dalle ore 11.00 previste alle 11.30. E sempre a causa di problemi del listino americano, dopo un balzo del 13% all’avvio, Facebook ha rallentato in modo deciso: dai 42,05 dollari raggiunti al primo scambio è tornata nell’arco dei trenta minuti successivi a 38 dollari per azione, la cifra fissata nell’Ipo. Chiudendo poi con un leggero rialzo: i titoli salgono dello 0,61% a 38,23 dollari per azione. Ma l’initial public offering (Ipo) resta storica, la prima fra le tecnologiche e la terza della storia americana, dopo Visa e General Motors: era dal 19 agosto 2004, quando Google è sbarcata in borsa, che non si registrava un’attesa tanto febbrile per una società tecnologica.

Con i suoi 900 milioni di “amici” (se fosse un paese sarebbe il terzo più popoloso al mondo), Facebook non delude le attese: è in corsa per diventare l’ipo più scambiata nel primo giorno di contrattazioni (in 30 secondi sono stati scambiati 82 milioni di titoli), quella con la maggiore richiesta da parte dei consumatori retail. Quella su cui tutti, dagli analisti agli operatori passando per la gente comune, hanno gli occhi puntati. E la conferma arriva anche dalla folla davanti all’edificio del Nasdaq a Times Square che, per l’occasione, si era “vestito” di “blu Facebook”: un’attesa motivata dalla voglia di vedere la reazione al test della Borsa per una società che 900 milioni di persone nel mondo considerano un po’ loro.

Zuckerberg parla di una giornata «storica» e ribadisce: «La nostra missione è rendere il mondo più aperto e connesso». Poi è la volta dei ringraziamenti a tutti coloro che «usano Facebook e i nostri prodotti». A rovinare la “storica” giornata la class action contro Facebook avviata da un gruppo di utenti in California che accusano il social network di aver violato la propria privacy, “seguendoli” anche quando erano usciti dal loro account. Una class action che potrebbe costare a Facebook 15 miliardi di dollari: una cifra elevata ma, per fare un confronto, inferiore ai 16 miliardi di dollari raccolti con l’ipo a 38 dollari per azione, con una valutazione di mercato di 104 miliardi di dollari.

Altro neo sono state le difficoltà tecniche del Nasdaq, che ha «sperimentato ritardi» posticipando l’avvio degli scambi e ha incontrato problemi nel riportare i messaggi di esecuzione degli ordini ai trader, penalizzando di fatto – secondo gli osservatori – il titolo nelle battute iniziali. I problemi sono stati risolti dopo alcune ore.

Fra i milionari legatisi a Facebook c’è il cantante degli U2 Bono, la cui quota in Facebook vale più che 30 anni di carriera e lo proietta al primo posto: è la rockstar più ricca al mondo, e ha battuto Paul McCartney.

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