Concorso in sequestro: è l’accusa della Procura di Roma al monsignor ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare dove ancora adesso è sepolto il boss della Banda della Magliana, Renato De Pedis. Il Vaticano spalle al muro

Emanuela Orlandi

Monsignor Pietro Vergari -fino al 1991 rettore della Basilica di Sant’Apollinare, dove è sepolto il boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis – è indagato dalla Procura di Roma per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi, la ragazza di 15 anni sparita in circostanze misteriose il 22 giugno del 1983.

L’iscrizione nel registro degli indagati, secondo quanto si è appreso, è avvenuta di recente.

E’ giusto di lunedì scorso l’apertura, svolta dagli esperti della scientifica, della tomba di Enrico De Pedis nella cripta della Basilica Sant’Apollinare, nonchè dell’intero locale sottostante la stessa chiesa. Ispezioni ed esami che non sono ancora concluse. Non è però chiaro se vi sia un collegamento tra l’iscrizione nel registro degli indagati di Vergari e tale atto istruttorio.

Negli ultimi tempi la Santa Sede sta facendo capire di voler collaborare, in qualche modo, con chi indaga. Le stesse operazioni nella basilica sono infatti avvenute in accordo tra Vaticano e Procura. Ma è altrettanto evidente che in Vaticano sanno benissimo cosa è accaduto alla Orlandi e ancora la verità viene tenuta nascosta: e la vera fine di Emanuela è nota anche all’attuale Pontefice, che non trova il coraggio e l’onestà intellettuale di mettere fine a 29 anni di bugie.

A collegare la scomparsa della ragazza con De Pedis fu una telefonata giunta nel settembre 2005 alla redazione della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”: «Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi – disse – per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca».

De Pedis fu ucciso il 2 febbraio 1990 in un regolamento di conti a Campo de’ Fiori. Sepolto inizialmente al cimitero del Verano in una tomba della famiglia della vedova Carla di Giovanni, questa poi riuscì a farne tumulare la salma a Sant’Apollinare grazie al via libera dell’allora arcivescovo vicario di Roma, Ugo Poletti, ottenuto anche in relazione ad una dichiarazione scritta propria di monsignor Pietro Vergari.

«Si attesta che il signor Enrico De Pedis nato in Roma – Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la Basilica e ha aiutato concretamente tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana».

La procura, nell’inverno del 2009, volendo capire le ragioni della sepoltura di De Pedis nella cripta della Basilica, raccolse le dichiarazioni, come persone informate sui fatti di monsignor Vergari e dell’attuale rettore don Petro Huidobro. Gli inquirenti intendevano accertare, in particolare, se qualcuno avesse pagato per facilitare le pratiche per la sepoltura del boss.

Vergari ricordava: “Qualche tempo dopo la sua morte (febbraio ’90, ndr), i familiari mi chiesero, per ritrovare un po’ di serenita’ e perche’ (De Pedis) aveva espresso loro il desiderio di essere un giorno sepolto in una delle antiche camere mortuarie, abbandonate da oltre cento anni, nei sotterranei di Sant’Apollinare, di realizzare questo suo desiderio. Furono chiesti i dovuti permessi religiosi e civili, fu restaurata una delle camere e vi fu deposto… Restammo d’accordo con i familiari che la visita alla cappella funeraria era riservata ai piu’ stretti congiunti. Questo fu osservato scrupolosamente per tutto il tempo in cui sono rimasto rettore, fino al 1991″.

Secondo la versione ufficiale, Vergari spedì la signora De Pedis dal Vicario di Roma, cardinal Ugo Poletti, con questa dichiarazione: “Si attesta che il signor Enrico De Pedis e’ stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la Basilica e ha aiutato concretamente tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana”. Non è chiaro che cosa abbia determinato l’iscrizione di Vergari sul registro degli indagati. Di certo c’e’ che il Vaticano sta collaborando con l’autorita’ giudiziaria, a cominciare dall’apertura della tomba di De Pedis e dalla perquisizione della cripta della Basilica.

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