La grave crisi politica in Grecia accresce l’incertezza sui mercati: il famigerato indice ritorna a inquietare

lo spread risale

Siamo tutti appesi allo spread. Una parola nota soltanto agli esperti di finanza fino all’estate del 2011 è, fin dall’esplosione della crisi finanziaria, onnipresente nelle cronache di tutti i canali d’informazione, giornali, siti web e telegiornali. Nel novembre 2011, quando aveva raggiunto i suoi massimi, è stato nei fatti decisivo acceleratore per la crisi di governo che ha portato Silvio Berlusconi alle dimissioni ed ha spinto il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ad affidare l’incarico per formare un esecutivo tecnico a Mario Monti.

Ma cos’è lo spread? Cosa misura esattamente? Perché dovrebbe preoccuparci quando si attesa su valori superiori ai 400 punti base? Andiamo con ordine. Innanzitutto la parola: “spread” in lingua inglese ha un significato molto ampio, si può intendere come “diffusione”, ma anche come “ampiezza”. Quando si parla di titoli obbligazionari ci si riferisce proprio a questo significato. Lo spread non è nient’altro che la misura della differenza, dell’ampiezza, fra due i rendimenti di due titoli diversi.

Lo “spread Btp-Bund” misura, dunque, la distanza fra il rendimento dei Buoni del Tesoro Poliennali a 10 anni e quello degli omologhi titoli decennali emessi dallo Stato federale tedesco, i Bund, abbreviazione di Bundsanleihen. In parole povere più lo spread cresce tanto più i Btp garantiscono un rendimento più elevato a quanti decidono di acquistarne. La ragione è semplice: prestare denaro alla Germania è considerato quanto di meno rischioso possibile dai mercati azionari.

L’economia tedesca è solida, non per nulla rimane valida la definizione di “locomotiva tedesca” ad indicare la capacità dell’economia della repubblica federale di trainare (in altre parole di primeggiare) l’intera economia europea. Al contrario acquistare titoli decennali italiani, il paese con il debito pubblico più consistente fra quelli europei e con un’economia da più di un decennio asfittica ed oggi in recessione, è considerato particolarmente rischioso, un rischio che va remunerato all’investitore con un tasso di rendimento più elevato.

Chi compra Btp decennali non può escludere la possibilità che nell’arco dei 10 anni seguenti l’Italia dichiari bancarotta e perdendo la solvibilità e non restituisca il capitale investito. Il problema è che più crescono i rendimenti dei titoli di Stato maggiore è il rischio che l’Italia non riesca a far fronte ai suoi impegni, secondo gli esperti uno spread che rimanga oltre i 550 punti per diverse settimane può portare a livelli di insostenibilità il debito.

Negli ultimi giorni, complice l’incertezza politica greca e la possibilità sempre più concreta che la repubblica ellenica esca dell’Euro, lo spread Btp-Bund è tornato a salire. Contemporaneamente si è iniziata a registrare uno scostamento fra il dato riferito da alcuni media rispetto ad altri. La ragione è presto spiegata: fino alla scorsa settimana tutte le principali agenzie di stampa misuravano lo scostamento dei due rendimenti usando come riferimento i Btp con scadenza marzo 2022, ma il 7 maggio Reuters ha iniziato ad usare come riferimento quelli di ultima emissione con scadenza settembre 2022 e collocati per circa 11 miliardi dal Tesoro.

Avendo una scadenza più lontana nel tempo questi Btp hanno un rendimento maggiore, un fatto ovvio e nell’ordine delle cose, ma che è stato in grado di far crescere ancora di più lo spread e di rendere non più uniforme il valore dell’indicatore fra le varie fonti d’informazione. In un momento di tensione come quello attuale tanto basta per aumentare l’ansia sui mercati azionari.

© Riproduzione Riservata

Commenti