Il premier: “prossime settimane decisive per l’Italia e la Ue. Fmi: l’Italia ha fatto grandi progressi, ma resta molto da fare”. Chicca finale: “mai parlato di austerità”

Mario Monti

I suicidi a raffica e la crisi che dilaga in lungo e largo, gli italiani che ormai in molti casi non hanno più un euro in tasca? Non è ancora una vera emergenza, ma solo una “fase 1”.

Penserete che questa riflessione possa averla fatta un idiota qualsiasi o magari ironicamente un cabarettista, ma scoprirete che in sostanza l’ha detto l’attuale presidente del Consiglio italiano, Mario Monti.

«Se per fase uno parliamo di gestire una crisi che comporta ancora aspetti di emergenza siamo ancora nel pieno della fase uno». Lo ha detto oggi il presidente del Consiglio, Mario Monti, accennando a «quello che vediamo in Europa, e in Grecia. E all’agenda del G8 di Camp David, dove a preoccupare è soprattutto l’economia dell’eurozona». Monti ha parlato in conferenza stampa insieme ai rappresentanti del Fondo monetario internazionale in missione in Italia. Il Fmi ha riconosciuto gli enormi progressi fatti dall’Italia, ma avverte: il lavoro è solo iniziato, resta ancora molto da fare.

«Ancora emergenza, è sempre fase 1». Monti ha sottolineato di non vedere «distinzioni tra fase uno e fase due» sul fronte della crisi. E ha aggiunto che se per fase due si intende l’impegno per la crescita, comunque è un lavoro che il governo sta facendo «fin dal suo insediamento. Abbiamo fatto grandi passi avanti rispetto a novembre, quando l’Italia stessa era fonte di crisi».

«Abbiamo la coscienza pulita». «Malgrado il contributo di Stati Uniti e Paesi europei, se la crisi dovesse tracimare l’Italia si troverebbe con la coscienza pulita anche se con mercati finanziari turbati – ha detto Monti – L’Italia si trova in una situazione completamente diversa» se si confronta «una situazione di crisi come quella di oggi con quella nella quale questo governo ha esordito a metà novembre».

La solidarietà a Equitalia. Questa mattina, durante la cerimonia di apertura del «Forum della P.A.», Monti ha poi voluto ringraziare «i dipendenti della Pubblica amministrazione che corrono rischi per la loro incolumità fisica» e ha ribadito loro «che la vicinanza e il supporto del governo sono incondizionati e costanti». Anche se non ha citato espressamente l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia il riferimento alle due società incaricate delle verifiche e della riscossione dei tributi era chiaro. E per sottolineare la propria vicinanza giovedì il premier si recherà nella sede di Equitalia per incontrare il presidente, Attilio Befera. «L’insofferenza è legittima in questo periodo di crisi – dice il premier – ma i cittadini rispettino i dipendenti della pubblica amministrazione».

«L’Italia ha fatto quello che doveva fare». Il lavoro della missione del Fmi dimostra che «l’Italia ha fatto ciò che doveva fare per mettere i conti pubblici su basi sicure e avviare riforme incisive», ha poi detto Monti durante una conferenza stampa con la delegazione del Fmi.

«Non chiediamo meno rigore, ma più attenzione alla crescita». «L’Italia chiede non una minor disciplina di finanza pubblica a livello europeo, ma più attenzione alla crescita con soluzioni innovative e coraggiose – ha detto Monti – Il successo delle riforme dipende anche dai progressi che saranno fatti sul fronte europeo per risolvere la crisi e avanzare verso una maggiore integrazione di bilancio ed economica. Le prossime settimane saranno decisive per il futuro del nostro Paese e anche dell’Unione europea».

«Spero l’Italia arrivi ben instradata alle elezioni 2013». Monti ha espresso la «speranza che alle prossime elezioni del 2013 il Paese arrivi ben instradato sulle riforme e sulla governance in modo da togliere le incertezze per il futuro».

«Non ho mai, dico mai, usato la parola austerità – ha detto il premier – Non era il nostro obiettivo. Un Paese che era sull’orlo del precipizio aveva bisogno di consolidare i conti pubblici. Non avendola invocata non ho ragioni di abbandonarla».

«I partiti hanno dato priorità all’interesse nazionale». «L’Italia sta mettendo in campo delle riforme da sola – dice il premier – grazie all’impegno che vede unite forze politiche che, pur divise da orientamenti programmatici diversi, hanno saputo dare priorità all’interesse nazionale».

«Con politica di consolidamento nessuna nuova manovra». «La politica di consolidamento fiscale dell’Italia assicura il pareggio di bilancio nel 2013 mediante un ampio avanzo primario – dice Monti – . Questa politica è stata decisiva per la sostenibilità delle finanze pubbliche e per evitare nuove manovre anche in caso di deterioramento della congiuntura internazionale».

Fmi: l’Italia approvi subito la riforma. «Tra le raccomandazioni del Fmi all’Italia c’è quella di procedere rapidamente all’approvazione della riforma del mercato del lavoro perché creerà posti. Prima sarà attuata più rapida sarà la ripresa»: lo ha detto oggi in conferenza stampa Reza Moghadan del Fondo al termine della missione del Fmi in Italia. Gli esperti del Fmi, nella missione italiana si sono concentrati in particolare su tre aree: le riforme strutturali, sul consolidamento fiscale «più amico della crescita» e il settore bancario.

«Dall’Italia notevoli progressi». «L’Italia è a un buon punto e ha fatto notevoli progressi negli ultimi sei mesi – ha detto Moghadan – C’è spazio per migliorare le prospettive di crescita dell’economia italiana».

«Lavoro solo iniziato, resta molto da fare». Il Fondo monetario internazionale riconosce all’Italia l’importanza delle misure assunte fino ad ora per risollevare il Paese. «Tuttavia – dice – il lavoro è solo iniziato e molto resta da fare per rilanciare la crescita e ripristinare dinamismo all’economia». Secondo il Fondo l’enfasi va continuata sulle riforme strutturali, su una strategia fiscale sostenibile e favorevole alla crescita e sulla promozione di un sistema bancario dinamico e solido.

«Politiche di stabilizzazione fondamentali per la crescita». «Le politiche di stabilizzazione messe a punto dal governo sono la condizione per rilanciare la crescita» dice il Fmi, secondo cui tuttavia «il percorso non si conclude qua ma bisogna rilanciare la crescita».

«Con riforme, possibile il 6% di pil in più». «Il livello di prodotto – sostiene il Fmi – potrebbe essere il 6% in più con delle riforme strutturali. Di buono c’è che queste riforme verranno presto attuate, prima tra tutte la riforma del mercato del lavoro».

«Consenso politico condizione per successo riforme». «L’ampio consenso politico che ha caratterizzato gli ultimi sei mesi dell’Italia è la condizione per il successo delle riforme e per gli sviluppi futuri» ha detto Moghadam.

«Stime Italia non cambiano: pil -1,9%». «Le nostre stime di crescita per l’Italia non cambiano e per il Pil 2012 continuiamo a prevedere una contrazione dell’1,9%» ha detto il vicedirettore del dipartimento europeo del Fmi, Aasim Husain, precisando che anche i dati del primo trimestre del Pil italiano diffusi ieri «sono in linea con questa nostra previsione».

«Spending review, indispensabile che l’Italia proceda». «È indispensabile andare avanti con la spending review, agire rapidamente sulle voci di spesa permanenti che possano essere tagliate perchè non sono produttive – dice il Fmi – Le risorse potrebbero aiutare ad avere meno imposizione fiscale sul lavoro».

«Il taglio delle tasse ridurrà l’evasione fiscale – assicura il Fondo monetario internazionale – Più sono elevate le aliquote più aumenta l’evasione, c’è bisogno di un riequilibrio. I tagli delle tasse ridurranno l’evasione fiscale».

«L’Italia deve aumentare la partecipazione al lavoro di donne e giovani che è più bassa di altri Paesi – dice il Fmi – Inoltre deve essere migliorata l’efficienza dei servizi pubblici, diminuita l’imposizione fiscale sul lavoro e sulle società; necessario anche intervenire sui prezzi energetici che sono più elevati in Italia rispetto ad altri Paesi».

«Le prospettive per l’economia italiana sono al ribasso – sostiene il Fondo – Le rinnovate tensioni finanziarie potrebbero spingere al rialzo i rendimenti dei titoli di stato, restringere il credito bancario e indebolire l’attività economica».

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