Corte dei Conti: “suscita perplessità l’intesa firmata da Governo Monti, autonomie locali e sindacati sul lavoro pubblico”. Gli effetti devastanti dei permessi sindacali

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“Suscita perplessità” l’intesa, sottoscritta a maggio fra il Governo, le Regioni, le Province, i Comuni e le organizzazioni sindacali, per ridefinire l’assetto delle relazioni sindacali nel pubblico impiego.

Lo sottolinea la Corte dei Conti nella relazione sul costo del lavoro pubblico, sottolineando che i rilievi della Corte riguardano la parte che “rimette in discussione il percorso già avviato per la costruzione di un sistema di valutazione della performance delle amministrazioni e del merito individuale dei dipendenti”.

Inoltre, secondo la Corte dei Conti, “i reiterati tagli lineari agli organici obbligano le amministrazioni a una continua attività di revisione degli assetti organizzativi che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità, con inevitabili, negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi erogati”.

Nel mirino della Corte di Conti anche i permessi sindacali. Fra aspettative e permessi sindacali nel 2010 – stigmatizzano i magistrati contabili – è come se 4.569 lavoratori pubblici non avessero lavorato per un anno: un dipendente ogni 550 in servizio. Il costo per l’erario è stato stimato in 151 milioni di euro.

Nel rapporto, inoltre, si mette in luce come, tra il 2005 e il 2011, il divario tra le retribuzioni contrattuali pubbliche e quelle dei privati “subisce un drastico ridimensionamento, passando da un valore dell’8% al 2,6%, forbice destinata a ulteriormente restringersi per effetto del blocco della contrattazione collettiva per i soli dipendenti pubblici fino a tutto il 2014”. “Il rapporto tra il Pil e la spesa per redditi – si legge ancora nel documento – è stimato in diminuzione sino a raggiungere, nel 2014, un valore pari al 10%, dato che rappresenta il valore minimo decennale del predetto indicatore”.

La spesa dell’Italia per i redditi dei dipendenti pubblici è, quindi, ”in linea con i principali paesi dell’Unione Europea”. Non solo ma oggi in Italia il peso della burocrazia sul mercato del lavoro e’ pari a circa la metà della Francia e di gran lunga inferiore anche al Regno Unito.

Nella sua relazione la Corte dei Conti ha anche fatto riferimento al boom di assunzioni alla Presidenza del Consiglio nel 2010. ”L’aumento del numero dei dipendenti di qualifica non dirigenziale (+9%) – si legge nella relazione – va ricondotto alla stabilizzazione, nel 2010, di 142 unità di personale precario. L’incremento della spesa per retribuzioni, al netto degli arretrati (+14% per il personale dirigente e +16% per il restante personale)” e questo ”deriva, oltre che dalla dinamica quantitativa citata, dall’andamento della contrattazione collettiva”.

LA REPLICA – “Premiare i migliori e aumentare la produttività sono le nostre priorità. Bisogna metterle in pratica”. E’ stata la replica del ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ai rilievi mossi dalla Corte dei Conti. Le perplessita’ espresse dalla magistratura contabile sull’incapacità dell’attuale sistema di collegare premialità individuale e aumento di produttività del settore pubblico, osserva il ministro, “sono le stesse che ci inducono a intervenire per far si’ che questo meccanismo possa realizzarsi nella pratica”.

Due sono i motivi della criticità: “la ridotta platea dei destinatari del meccanismo vigente (277 mila dipendenti sugli oltre tre milioni di dipendenti pubblici) e la rigida predeterminazione delle fasce che ne ha comportato il mancato recepimento – come rileva la stessa Corte – a livello di contrattazione integrativa”.

Per questo motivo, la recente intesa, ricorda Patroni Griffi, “in primo luogo, recupera ai meccanismi di premialità una larga platea di datori di lavoro (Regioni ed Enti locali); poi, come sarà previsto, la proposta di delega mira a una “valorizzazione della performance individuale nel contesto della performance organizzativa”, al dichiarato fine di “prevedere meccanismi concretamente atti a premiare il merito individuale e ad assicurare la retribuzione differenziata in relazione ai risultati conseguiti”.

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