I bianconeri vincono 3-1 contro l’Atalanta con reti del capitano, Marrone e Barzagli su rigore: la scena è tutta per l’ultimo show di Alex, che dice addio dopo 19 anni

Alex Del Piero dopo la rete all'Atalanta

Juve-Atalanta finisce 3-1 ma l’ultima giornata di campionato, con i padroni di casa già vincitori del torneo, è stata soprattutto la celebrazione dell’addio di Alex Del Piero, che ha giocato l’ultima partita in bianconero.

Tre a uno, una formalità: gol di Marrone su assit di Borriello – diciannovesimo marcatore stagionale, ennesimo spot della forza del gruppo -, raddoppio del capitano imbeccato da Giaccherini con un tiro dal limite che s’infila all’angolino, poi autorete di Lichtsteiner e rigore di Barzagli invocato a furor di popolo per completare la griglia dei bomber.

Quasi un’ora in campo, per Alex, nonostante una botta al ginocchio in avvio: fino al 57′ quando Conte lo richiama. Compagni e avversari applaudono, Storari abbandona la porta per salutarlo: lui s’inchina verso curve e tribune, alza le braccia al cielo ed esce piano, stretta di mano con Conte e anche con Colantuono. S’accomoda in panca, ma la standing ovation va avanti e i cori si alzano sempre più forti: si alza in piedi, saluta ancora, poi la Sud lo invoca e lui lascia la poltroncina. Sì, la partita è uno sfondo, nessuno la segue più. Occhi su Alex che applaude e viene applaudito, mentre raccoglie le sciarpe lanciate in campo, gli abbracci dagli atalantini che si riscaldano e dai fotografi.

Attorno gli slogan di sempre, striscioni toccanti e infine un coro: «Grazie di tutto, Del Piero grazie di tutto». Grazie d’aver portato la Juve sul tetto del mondo, grazie d’averla seguita in B, grazie di averla riaccompagnata in cima. Da panchinaro, certo, però protagonista: gol al momento giusto, pesantissimo quello alla Lazio, e griffe sullo scudetto aspettando la notte di Coppa. Si giocherà a Roma, però: l’addio si consuma qui, nel quarto stadio in cui s’è dipanata la fiaba dopo il Comunale, il Delle Alpi e l’Olimpico.

Poi parla Andrea Agnelli: «E’ stato un anno eccezionale, abbiamo iniziato qui l’8 settembre dicendo che la Juve aveva l’abitudine a vincere: non l’abbiamo persa, siamo campioni d’Italia. Grazie a voi tifosi che ci siete stati vicini, che avete avuto fiducia in noi dopo due anni non all’altezza della nostra storia». Ringrazia tutti i collaboratori, John, la famiglia. Ringrazia i calciatori. Ringrazia Del Piero, che il pubblico invoca ancora: l’urlo “C’è solo un capitano” soffoca quasi le parole del presidente.

Nella cerimonia scudetto sfilano venti bambini con le maglie delle squadre di serie A, luccica la coppa portata da quattro spendide ragazze, fischi accolgono il presidente della Lega Maurizio Beretta. I campioni vengono chiamati uno per uno. Si comincia da Buffon, poi Chiellini che zoppica ma vuole esserci, poi Caceres, poi Pepe… E’ una passerella, applausi per Pirlo, la bandiera cilena sulle spalle di Vidal… Ecco Conte, si alza un boato, ecco infine Del Piero: ogni finale è triste, ma questo sembra una favola. Poi tutti sul pullman scoperto verso una notte di festa.

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