La consigliera regionale per la prima volta all’udienza: “parlerò quando sarà il momento, non provo imbarazzo”

Nicole Minetti in tribunale

Ha detto di non provare «assolutamente imbarazzo» e «assolutamente» nemmeno un po’ di vergogna Nicole Minetti, la consigliera regionale imputata assieme ad Emilio fede e Lele Mora nel processo sul caso Ruby al quale ieri a sorpresa ha deciso di assistire.

Minetti era in aula per ascoltare la deposizione della sua ex amica, Melania Tumini, che venne portata proprio dalla Minetti ad Arcore ad una serata che la giovane ha definito «allucinante».

Nicole Minetti, rispondendo ai giornalisti che gli hanno chiesto se fosse intenzionata a lasciare la poltrona di consigliere regionale, ha affermato: «No, non lascerò la politica».

La situazione si fa sempre più ingarbugliata per la consigliera regionale del Pdl. “Nel corso di una telefonata che ho ricevuto nella tarda serata del 27 maggio 2010, dopo che Ruby era stata arrestata, Michelle Conceicao e la Minetti mi hanno detto che mi avrebbero fatto il culo”. E’ quanto ha affermato la testa Caterina Pasquino nel corso dell’udienza di oggi del processo a carico di Fede, Mora e Minetti.

La Pasquino che allora ospitava provvisoriamente Ruby nella sua abitazione di via Settala a Milano (dove ricevette la chiamata di minacce), denunciò la ragazza marocchina per il furto di 3mila euro e del cellulare, facendola arrestare e finire in Questura. La ragazza ha spiegato di aver chiamato il 113 (parlando di Ruby come di una ragazza “clandestina” e “violenta”) dopo aver provato invano a convincerla a restituire i soldi.

Incalzata dal pm Antonio Sangermano, la teste non è stata però in grado di indicare quale fu la telefonata di “minacce” tra le tante chiamate (una dozzina, molte andate a vuoto) che quel giorno ricevette e fece alla ragazza brasiliana, che nei giorni seguenti la richiamò per scusarsi di quella frase spiegandole che “non aveva capito che fossi io”, e rivelandole chi era la persona che con lei l’aveva minacciata al telefono.

Infatti la Pasquino ha spiegato di non sapere di chi fosse l’altra voce che la minacciava, affermando di non aver mai conosciuto la consigliera regionale del Pdl, e di non sapere il “perché fosse arrabbiata”, dato che quando ricevette la telefonata era all’oscuro che Ruby fosse stata portata in Questura. Quella notte la Conceicao chiamò l’allora premier Silvio Berlusconi per informarlo che la ragazza marocchina era stata portata in Questura.

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