Il Governo prepara una imposta di 3 centesimi sulle bevande gassate. Produttori e consumatori dicono “no”

arriva la tassa sulle bibite

Mario Monti non conosce ormai vergogna con la sua politica spietata della tasse sulla qualunque cosa per risanare i conti dello Stato passando sul cadavere degli italiani.

È allo studio l’ipotesi di «un limitato prelievo di scopo di 3 centesimi sulle bottigliette da 33 cl che porterebbe 250 milioni di euro l’anno». Lo ha annunciato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, a Radio Anch’io su Radio1.

La tassa sul cibo spazzatura. Parlando di quella che è stata già ribattezzata “tassa sul cibo spazzatura”, Balduzzi ha sottolineato che si sta valutando di intervenire solo su «bevande zuccherate e gassate» e non sui cibi. Le risorse, ha spiegato, sarebbero «finalizzate a iniziative di rafforzamento di campagne di prevenzione e di promozione di corretti stili di vita e ad alcuni interventi mirati in campo sanitario». Un prelievo di 3 centesimi, ha aggiunto il ministro, «non crea problemi né ai consumatori né ai produttori» e manda «un segnale all’opinione pubblica di attenzione per un problema sottovalutato dalle famiglie, visto che metà dei nostri ragazzi consuma troppe bevande gassate e zuccherate».

I produttori: inaccettabile. «Una tassa che colpisce esclusivamente le bevande analcoliche gassate è immotivata, discriminatoria e pertanto inaccettabile». Questo il giudizio di Assobibe, associazione dei produttori di bevande analcoliche. In Italia infatti, aggiungono, i consumi di tali bevande sono stagnanti da circa dieci anni e di molto sotto la media Ue. Tanto negli adulti quanto nei bambini. L’Italia è al penultimo posto tra i Paesi UE per consumi pro-capite. Proprio a fronte di questi bassi livelli di consumo, le bevande analcoliche gassate in Italia contribuiscono per meno del 2% all’apporto calorico medio quotidiano.

La Fipe: non serve a niente. «Mettere una nuova tassa, sia pure di pochi centesimi, per disincentivare il consumo di bevande analcoliche gassate considerate dannose per la salute non porterà a nulla di fatto», sostiene il presidente Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani. «L’educazione alimentare – aggiunge Stoppani – si coltiva sollecitando il consumatore a conoscere i valori nutrizionali di ciò che beve e di ciò che mangia. E questa educazione deve partire dalle aule scolastiche, perché un bambino ben educato al cibo diventerà un consumatore più consapevole. Questa tassa di scopo porterà solo a diminuire le vendite di bibite gassate oppure a ridurre i fatturati di baristi e ristoratori».

Coldiretti: aumentare la quantità di frutta nele bibite. Per migliorare concretamente la qualità dell’alimentazione nelle giovani generazioni occorre aumentare la quantità di frutta nelle bibite che oggi per legge contengono appena il 12 per cento di vero succo. Lo afferma la Coldiretti. «In base a una legge nazionale ormai datata del 1961, le bevande al gusto di agrumi possono essere colorate a condizione che esse – sottolinea la Coldiretti – contengano appena il 12 per cento di succo di agrumi, spesso all’insaputa dei consumatori. Ogni punto percentuale di succo di arancia in più oltre al 12% corrisponderebbe – spiega la Coldiretti – all’utilizzo di 25 milioni di chili in più di arance pari a circa 560 ettari di agrumeto».

«Bocciata senza appello», intanto, anche dal Codacons la proposta del Ministro della Salute. «Si tratta di una tassa ipocrita – spiega il presidente Carlo Rienzi -. Con la scusa della corretta alimentazione e dello scopo sanitario, il Governo vuole mettere le mani nelle tasche dei cittadini, aumentando il costo delle bibite gassate. In sostanza per colmare i vuoti della casse statali si cerca di far perdere i chili di troppo agli italiani!».

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