Il boss era pronto a soffocarsi infilando la testa in una busta di plastica ma i poliziotti del “Gom” lo hanno fermato. Che ci faceva quel sacchetto nella sua cella?

Bernardo "Binnu" Provenzano

Il superboss era pronto a farla finita per sempre e portare con sè nell’aldilà i suoi segreti di mezzo secolo di crimini.

Un agente della polizia penitenziaria ha notato nel monitor di sorveglianza qualcosa di strano, è subito entrato nella cella di Bernardo Provenzano e si è accorto che il boss aveva una busta di plastica in testa.

E’ accaduto la notte fra mercoledì e giovedì, intorno a mezzanotte e trenta. L’episodio non ha avuto conseguenze su Provenzano, che non è stato neppure portato in ospedale.

Dell’accaduto sono stati subito informati l’autorità giudiziaria e il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

Bernardo Provenzano, che ha 79 anni ed è detenuto dal 2006 in regime di 41 bis (il carcere duro), sta scontando le sue condanne all’ergastolo nella sezione protetta del carcere di Parma. Il capomafia di Corleone, ritenuto con Totò Riina uno dei capi di Cosa nostra, è da tempo gravemente malato, è infatti reduce da un tumore alla prostata, soffre di un inizio di Parkinson e di un’encefalite destinata a peggiorare: recentemente è stato però ritenuto in grado di partecipare ai processi e di “difendersi utilmente”.

Adesso, è il difensore di Provenzano, l’avvocato Rosalba Di Gregorio, a porre alcuni interrogativi: “Due periti nominati recentemente dalla corte d’assise di Palermo hanno detto che Bernardo Provenzano non era depresso e stava bene: a questo punto o hanno visitato un altro o si doveva prestare più attenzione alla perizia. E comunque, in ogni caso, chi ha dato al detenuto il sacchetto di plastica?”.

Il legale prosegue: “Come mai nessuno si è accorto della presenza del sacchetto visto che Provenzano è l’unico detenuto del braccio in quel carcere ed è continuamente sorvegliato?”.

Sulla vicenda interviene anche il sindacato di polizia penitenziaria Osapp, il quale sottolinea che il tentativo di suicidio del boss “è stato sventato solo grazie alla solerzia degli uomini del Gom della polizia penitenziaria, la sola, ormai, rimasta a fronteggiare la disfatta del sistema carcerario italiano”.

Il segretario generale Leo Beneduci accusa: “Anche in questa occasione, che accende di nuovo i riflettori sugli istituti di pena, resta la nostra denuncia forte sulla disastrosa situazione nella quale versano gli istituti penitenziari italiani: sovraffollati, malmessi e privi di adeguato personale”.

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