Corteo in centro contro il governo mentre, in Palazzo Vecchio, si svolgeva “The State of the Union”, iniziativa alla presenza del Premier. Manifestanti imbrattano gli Uffizi e le banche. Il monito di chi è alla disperazione

scritte contro il premier

Si sono dati appuntamento in Piazza Unità di Italia. Sapevano che doveva arrivare Monti a Palazzo Vecchio e che lì ci sarebbe stato un incontro con Barroso.

In quel palazzo si sarebbe riunito chi ha deciso e continua a decidere lo sorti di tanti imprenditori  e di tanti lavoratori che sono ridotti alla disperazione.

Non potevano mancare. Non potevano non far sentire la loro voce. Movimenti (Cobas, il Partito Marxista-Leninista italiano, La Comune, il Movimento Popolare di Liberazione, ecc.), lavoratori, gente che non ce la fa ad arrivare a fine mese sono partiti da Piazza Unità d’Italia in un lungo corteo per richiamare la voce del governo e dell’Europa sull’emergenza sociale che sta massacrando l’Italia.

Voci fuori dal coro che hanno scelto la piazza per ricordare al governo che esiste un’Italia dei cittadini che non è disposta a sopportare altre azioni di macelleria sociale. In un comunicato  il Movimento Popolare di Liberazione scrive: «Alcuni dei principali responsabili  del disastro europeo sono oggi a Firenze. Se Barroso e Draghi sono ai vertici dell’UE, Mario Monti è il loro Quisling con delega alla distruzione di ogni diritto sociale nel nostro paese. La libertà di licenziamento, la distruzione del sistema pensionistico, i taglia salariali, la continua erosione di ogni diritto, le liberalizzazioni, sono le facce di una politica governativa che ha l’unico scopo di scaricare la crisi sul popolo lavoratore.

Il dogma liberista prevede infatti che solo con l’intensificazione dello sfruttamento si possa arrivare all’agognata “ripresa”. Questo attacco proviene direttamente dai vertici europei, ed in particolare dai diktat tedeschi e della BCE, ai quali il servitore Monti deve rispondere.

Questa politica antipopolare è ora incardinata nel nuovo trattato sul “Fiscal Compact”, una Maastricht al cubo che, se non rispedita al mittente, inchioderà l’Italia ad una recessione lunghissima e a vent’anni di lacrime e sangue.»

Il corteo è arrivato dopo aver percorso via Duomo e Piazza della Repubblica fino a Palazzo Vecchio. Grida di indignati si sono levati contro il Governo, ma allo stesso tempo il pensiero correva a quei tanti italiani che sono rimasti a casa pensando di risolvere nella propria solitudine il disagio della crisi economica.

Chi oggi è sceso in piazza voleva dire a chi è rimasto a casa che abbassare la testa e chiudersi nella propria disperazione non serve. Bisogna trovare la forza di opporsi civilmente a chi sta consapevolmente distruggendo le energie più vitali del paese.

Chi oggi era in piazza, pur comprendendo il disagio dei tanti che si sono suicidati, voleva dire ai nostri concittadini di non chiudersi nel proprio silenzio e di non lasciarsi andare alla disperazione. Insieme, aiutandosi reciprocamente, qualcosa si può fare  e si può trovare la forza per uscire dal baratro e per reagire ciecamente a chi sta mortificando il nostro paese.

© Riproduzione Riservata

Commenti