Il Premier: “dovrebbe preoccuparsi chi ha portato l’economia italiana a questo stadio”. Ma il professore continua a collezionare suicidi: ha le sue colpe eccome 

Mario Monti

“I drammi umani della crisi economica? Se ne dovrebbe preoccupare chi l’ha provocata, la crisi, invece di colpevolizzare chi sta cercando di risolverla”. Il premier Mario Monti ha risposto così a quanti hanno provato a gettare sulle spalle dell’esecutivo l’acuirsi delle tensioni sociali generate dalla crisi economica. Non fa il nome di Silvio Berlusconi ma il riferimento è chiaro, a suo dire.

Il moltiplicarsi di drammi umani “dovrebbe preoccupare molto più chi ha portato l’economia italiana a questo stadio che non chi cerca di farla uscire”, ha detto Monti nel corso di un dibattito pubblico con il commissario europeo Olli Rehn. In un primo momento, le sue parole era state interpretate come riferite al crescente numero di suicidi per ragioni economiche, ma, successivamente palazzo Chigi ha precisato che il premier intendeva riferirsi più in generale all’insieme dei drammi umani generati dalla crisi.

Resta il fatto che i suicidi per debiti, tra i drammi sociali in genere, oltreché a maggior intensità drammatica, sono il fenomeno di maggior visibilità come testimoniano i dati della Cgia di Mestre. E Monti fa finta di non capire che i drammi sono ormai storia di ogni giorno e una vita umana non può essere ridotto alla stregua di un semplice numero.

Secondo l’associazione artigiana mestrina sono 32 gli imprenditori che si sono suicidati dall’inizio della crisi. Secondo invece il rapporto Eures, nel biennio 2009-2010 c’è stato un vero e proprio boom di suicidi tra disoccupati e imprenditori. E nella sola giornata di martedì si sono tolti la vita due imprenditori, a Salerno e Milano, e un disoccupato, anch’egli nel salernitano.

Monti, tuttavia, ha espresso motivi di incoraggiamento dall’esito dell’ultimo test elettorale. I risultati, ha detto, “credo spostino abbastanza di poco l’agenda” italiana per la crescita in Europa, “ma forse rendono più agevole la sua realizzazione”.

Ed ha questo fine ha rinnovato l’invito alla Germania ad accogliere un maggior grado di flessibilità nella politica fiscale. La Germania accetti nuove regole nel patto di stabilità europeo per quel che riguarda gli investimenti pubblici “veri e genuini”, ha detto, e dia il via libera ad una “operazione trasparenza” che consenta agli Stati di pagare i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese, senza che questo faccia esplodere il rapporto debito/Pil.

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