Leggere una fiaba oggi è diventate una cosa rara, inconsueta. Internet, i videogiochi, la play station pian piano hanno invaso la vita dei nostri bambini, privandoli di una parte semplice, ma preziosa, che ha accompagnato la cresciuta di molti di noi.

Chi da piccolo non amava quel libro colorato e affascinante di Cappuccetto Rosso, del Gatto con gli stivali, della Bella addormentata nel bosco o di Cenerentola, che nascondeva mondi lontani e storie fantastiche? “La fiaba è la prima forma di narrazione che si avvicina ai bambini”, spiega la dott.ssa Flavia Manente, durante uno dei suoi corsi promossi dal Progetto nazionale Nati per Leggere, svoltosi sabato scorso a Novara. “Non tutti sanno, forse, che le fiabe provengono dall’oralità e sono state tramandate ‘a voce’ per secoli e secoli, soprattutto da persone popolane, senza istruzione. Sono stati alcuni scrittori, come Italo Calvino, ad aver avuto l’idea e il piacere di raccoglierle regione per regione, riscriverle e tramandarle come patrimonio comune” – continua l’esperta.

Queste storie sono imperniate sulla figura di un eroe (che può essere un principe, un cacciatore, un animale, ecc…) e sono ricche di simboli universali che è educativo riproporre ai piccoli perchè contribuiscono a lanciare un messaggio positivo: se il personaggio della storia riesce a superare gli ostacoli, a vincere il nemico e raggiungere il suo obiettivo, allora anche “ io ce la posso fare”. E così, anche temi difficili, quali la morte e la violenza, possono essere affrontati e quindi esorcizzati. Per essere consolato “io”, la storia deve darmi la certezza che il cattivo muoia perchè il cattivo deve essere punito. E’ un bisogno interiore.

Forse non tutti sanno che nella versione originale dei “Tre porcellini”, ad esempio, i primi due maialini vengono uccisi dal lupo e solo il terzo si salva: qui la morte ha una funzione simbolica per farci capire che alcune soluzioni non sono appropriate, ma bisogna affrontare un cambiamento che ci porti alla strada giusta. Genitori e insegnanti dovrebbero organizzare tempi dedicati alla lettura per varie per ragioni: psicologiche, poiché il bambino attraverso il mondo simbolico delle fiabe percorre un processo di identificazione; cognitive, poiché si stimola un arricchimento della lingua materna; relazionali, in quanto l’adulto si dedica completamente al piccolo e “sta bene” con lui in un clima di benessere.

È molto importante ricordare alcune regole durante la lettura; innanzitutto, bisogna parlare molto con i bambini, soprattutto quando attraversano la fase di acquisizione dei sistemi linguistici. “La comunicazione non deve essere mai direttiva, ma collaborativa” – ricorda la dott.ssa Flavia Manente – L’adulto deve assumere un ruolo di regia, deve ascoltare e aiutare a mettere in moto il processo di apprendimento, che in questo caso è indiretto. La sua funzione è quella di mediatore, poiché presta la sua voce per leggere una storia. Bisogna offrire ai piccoli delle chiavi di lettura per diventare critici”.

E’ utile, inoltre, leggere ai bambini stranieri le fiabe anche nella loro lingua originale, per non perdere la propria identità linguistica, ed abituare figli e alunni a molti modi di lettura (filastrocca, fiaba, favola) perchè loro possano trovare la loro strada di lettura. Flavia Manente è maestra di scuola dell’infanzia a Torino, collabora con molti progetti educativi ed è insegnante presso il Laboratorio di lettura Pinocchio; investe energie nella formazione degli insegnanti e delle famiglie ed è una rappresentante importante del progetto Nati Per Leggere.

Vi lascio con il consiglio di un personaggio famoso, Albert Einstein: “ Se volete che vostro figlio sia intelligente, raccontategli una fiaba…Se volete che sia molto intelligente, raccontategliene di più.”

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