Orlando dominatore assoluto delle amministrative ma si ferma al 48%: se la vedrà al secondo turno con il candidato del Pd, che spera di ribaltare la situazione

Fabrizio Ferrandelli

Negli ultimi giorni della campagna elettorale di Palermo, la voce sembrava solo una boutade: Orlando ha una cassaforte di voti piena. Sembrava una boutade appunto e invece il professore Leoluca Orlando non diffondeva terrorismo psicologico; i suoi dati, confermati dai primi exit poll, erano veri. Incredibilmente veri.

Leoluca Orlando, il sindaco della primavera, quello che il sindaco lo sa fare- come si legge su BlogSicilia -, ha portato a casa un risultato che – nonostante le premesse, i distinguo e le dichiarazioni d’intenti di una campagna elettorale che non è ancora chiusa – sarà difficile ribaltare al turno di ballottaggio in programma domenica 20 e lunedì 21 maggio.

Fabrizio Ferrandelli segue doppiato abbondantemente. Ma, come detto, avrà comunque la chance del ballottaggio.

Massimo Costa, il problem solver della coalizione sperimentale fra Udc, Pdl e Grande Sud, porta a casa un risultato piccolo così. Ma su questo dato, in fondo, perché stupirsi? La coalizione di centrodestra avrebbe dovuto essere sconfitta, spazzata via al primo turno. Senza possibilità di rimonta. In fondo, dunque, Costa mantiene la previsione antecedente alla spaccatura del centrosinistra. Ed è proprio da questa parte dello schieramento che la crepa nella coalizione e all’interno del partito democratico mostra segni di un cedimento che in Sicilia può avere ripercussioni sia nel Pd siciliano che nell’assetto degli accordi in vista delle prossime elezioni regionali.

E’ il dato delle liste, inoltre, che farà la differenza, proprio in vista della ormai imminente altra campagna elettorale, quella per il rinnovo dell’assemblea regionale siciliana. E un paio di risultati meritano una sottolineatura, anche quando i risultati ufficiali dello scrutinio sono all’alba della verità: Sel, ad esempio. Il partito di Nichi Vendola porta a casa uno scarno 3% delle preferenze (dato solo ipotetico, vista la lentezza dello scrutinio, ndr) restando ancora una volta fuori da sala delle Lapidi. E non sarà sufficiente “giustificarsi” con l’assenza del simbolo del partito di Vendola nella scheda elettorale perché comunque il nome del governatore pugliese era impresso e riconoscibile.

Il Pd del segretario regionale Giuseppe Lupo e dei suoi oppositori interni, Beppe Lumia e Antonello Cracolici, segna un calo che rischia, a scrutinio finito, di essere corposo rispetto all’ultima elezione amministrativa del 2007, dai due ai due punti e mezzo in meno.

Il Pdl crolla segnando una resa senza condizioni in una delle città che ha fatto le fortune del cavaliere e dei suoi uomini di punta. Fli e Mpa e Api, insieme – a seggi solo parzialmente scrutinati – fanno segnare un voto dignitoso come coalizione del Terzo polo. Al contrario, preso il dato singolo Fli rischia di non superare lo sbarramento del 5%, l’Api di Rutelli rischia di appaiarsi al risultato più basso delle liste civiche mentre per il partito del governatore Raffaele Lombardo il dato dell’8% – se confermato – sarà comunque sotto le aspettative del Movimento per le autonomie.

L’Udc di Gianpiero D’Alia porta a casa un risultato che certifica la permanenza in vita di un partito che un anno e mezzo fa, dalla scissione del gruppo che poi ha formato il Pid, rischiava di scomparire.

L’Idv, infine. L’exploit della lista del candidato sindaco, che supera il 10%, è un successo legato al traino di Leoluca Orlando. Un risultato evidentemente non replicabile a livello regionale dove il peso del partito di Di Pietro non ha mai ottenuto il seguito che gli esponenti di Italia dei Valori hanno sempre sperato.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=_ay6luShnC4[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti