Subito boom di segnalazioni sul sito di Palazzo Chigi. Ministro Giarda: “la spending review cambierà la vita degli italiani, ora è necessario riqualificare gli statali”

l'italiano "spione" contro gli sprechi

In appena 24 ore Palazzo Chigi è stato sommerso da un’ondata di oltre 40 mila segnalazioni di sprechi nella spesa pubblica.

La dimensione del fenomeno, suddiviso fra quasi 19 mila indicazioni giunte sul sito Governo.it (dove c’è un’apposita pagina che raccoglie i casi) e oltre 21 mila e mail (una al secondo), la dice lunga sullo stato psicologico degli italiani. Non a caso buona parte delle 40 mila segnalazioni sono in realtà degli sfoghi che si riferiscono per esempio all’eccessiva robustezza delle retribuzioni dei parlamentari. Ma, com’è noto, gli stipendi di depuitati e senatori sono fuori dalla spending review. A Palazzo Chigi, però, assicurano che la piccola ma volenterosa squadra dell’ufficio «Rapporti con i cittadini» scremerà tutte le indicazioni e le dividerà a seconda dei settori di competenza.

Intanto mentre ieri il commissario Enrico Bondi ha continuato a studiare dossier e a svolgere riunioni al Tesoro il ministro Piero Giarda ha ridelineato in un convegno le linee guida dell’operazione. «La revisione della spesa riguarda almeno 300 miliardi, vale a dire un quinto del Pil italiano ha spiegato Giarda e benché sia difficile portarla avanti è indispensabile perché la cattiva spesa pubblica è un ostacolo ad uno scenario di ripresa ciclica dell’economia italiana».

Giarda ha spiegato per l’ennesima volta che una serie di voci di spesa sono «difficilmente attaccabili», come le pensioni, gli stipendi o l’assistenza. Tuttavia ci sono «300 miliardi di euro di uscite», una somma che «rappresenta il 18-20% del Pil sul quale si dovrebbero esercitare le opzioni di ristrutturazione»; una somma che «in larghissima parte riguarda i servizi pubblici dalla scuola alle carceri, dalla sanità alla difesa, dall’università alla polizia».

Certo, comprimere la spesa pubblica non è cosa semplice e sarà arduo ottenere risultati concreti, specie in tempi brevi. Innanzi tutto c’è il problema del gap tra la dinamica dei costi di produzione dei servizi pubblici e quelli dei servizi privati, che è aumentato dal 1980 oggi e che nel solo 2010 è costata 73 miliardi di maggiore spesa pubblica. Problema segnalato nella relazione di Giarda al Consiglio dei m inistri di lunedì scorso. Insomma serve un vero e proprio piano industriale per la Pubblica amministrazione che ruoti intorno all’innovazione dei processi produttivi – come in una fabbrica – e una riqualificazione dei «travet». Missione che non può tagliare un traguardo in pochi mesi.
Altro problema, è «l’anomalia» del finanziamento di Comni e Regioni, che erogano gli stessi servizi ai cittadini, dalla scuola alla sanità, spesso indipendentemente dal numero delle persone che «servono. Ebbene essi solo in parte sono finanziati con tributi propri (100 dei 240 miliardi) il che fa sì gli Enti locali non siano responsabilizzati nel controllo della spesa.

Insomma il cammino è difficile, ha detto ancora Giarda, ma «non è eludibile ridisegnare la mappa dell’intervento pubblico». «Si tratta di rivalutare proposizioni, regole di vita e approcci», ha spiegato Giarda. Quindi la revisione della spesa è indirizzata «al servizio di una riduzione del prelievo fiscale per alleviare le condizioni di vita dei soggetti in difficoltà». Ma è anche, «una polizza assicurativa» rispetto all’ambizioso obiettivo del pareggio di bilancio da realizzare nel 2013.

Ma il messaggio più importante di Guiarda è stato un altro: in futuro alcuni servizi oggi offerti dallo Stato dovranno passare ai privati . Un concetto espresso così in giardese puro: «Bisogna considerare se ci sono chance per concorrere alla ripresa economica attraverso strumenti diversi dalla domanda pubblica. Bisogna motivare e incentivare le imprese per riacquisire un pò di speranza e di ottimismo nel futuro e quindi per investire, assumere iniziative e porre rimedio alla situazione grave in cui il Paese si trova oggi».

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