Ecco la verità sul rischio default, complotto e inganno dell’incarico a Monti: i creditori sanno benissimo che il nostro Paese è troppo grande per arrivare al fallimento

Mario Monti

Con un debito pubblico di 1.928 miliardi di euro, o come direbbero gli americani, 2,5 trilioni di dollari, ci si chiede come l’Italia possa collassare.

Basti ricordare le banche alle quali il governo Usa ha dovuto prestare 700 miliardi di dollari per evitare il collasso dell’economia americana. Ebbene, con circa 4 volte tanto, un “default” dell’Italia causerebbe un disastro economico a livello mondiale.

Per via della globalizzazione tanto cara a finanzieri, banchieri e speculatori, oggi l’economia mondiale é interconnessa, pertanto ogni perturbazione locale causerebbe una reazione a catena a livello globale.

Ma una cosa sarebbe il fallimento della Grecia con un debito di appena 270 miliardi di euro (con ripercussioni relativamente limitate e circoscritte), ed un’altra é il collasso dell’ottava economia mondiale, quella dell’Italia.

Prendendo esempio dai rischi a livello mondiale causati dalle banche americane per colpa della loro spregiudicatezza e negligenza (colpe abilmente sviate per far approvare dal Congresso i 700 miliardi del soccorso Tarp), l’Italia potrebbe fare quello che vuole. Anzi, potrebbe prosperare vivendo oltre i suoi mezzi e possibilitá, senza tagli e addirittura aumentando la spesa pubblica per stimolare la crescita con la quale ripagare il debito.

Per sostenere l’Italia arriverebbero sussidi da tutte le parti del mondo, incluse le varie Bce (Banca Centrale Europea), Fmi (Fondo Monetario Internazionale), Bm (Banca Mondiale) e Bis (Banca per i Regolamenti Internazionali).

La nomina al Governo italiano di un rappresentante dei banchieri come Mario Monti é avvenuta perché i creditori sapevano benissimo che l’Italia era “too big to fail” (troppo grande per fallire) e quindi hanno agito di conseguenza.

Che l’Italia sia “too big to fail” era sicuramente noto anche all’ex premier Silvio Berlusconi ed il fatto che non se ne sia preoccupato tanto ha allarmato i banchieri.

L’entrata in campo di Monti é stata facilitata da un leader discreditato come Berlusconi (una patata calda anche alle elezioni presidenziali fancesi, i cui candidati hanno fatto a gara per prendere le distanze) e vulnerabile sia a livello economico (Mediaset quotata in borsa) che giudiziario (sei processi ancora in corso su 31).

A favore dei banchieri sono anche: un’opposizione che si dice in grado di vincere le elezioni solamente tra 10 anni, un gruppo di partitini corrotti e inefficaci, un crescendo movimento di anti-politica, un Vaticano in mezzo a scandali finanziari ed un Parlamento solamente interessato a salvaguardare i propri privilegi.

I banchieri sanno inoltre di avere poco tempo a disposizione prima che gli italiani si accorgano che il Paese non fallirá mai, e quindi hanno imposto a Monti tasse e tagli da attuare subito, piuttosto che vere e necessarie riforme che avrebbero peró intaccato i privilegi dei politici e pertanto richiedono tempo o non sono facilmente approvabili.

Quindi, se a livello finanziario l’Italia potrebbe benissimo emulare le banche americane – che con i prestiti di soccorso hanno pagato “bonus” milionari ai loro dirigenti – a livello politico il Paese é nei guai. Questa é la vera debolezza dell’Italia.

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