Lettera del direttore ai dipendenti: “facciamo il nostro dovere, ma lo Stato ci aiuti”. I cittadini però si stanno incavolando per la pressione senza tregua e i suicidi

Attilio Befera

«I nostri uffici e il nostro stesso lavoro si stanno trasformando nel punto di emersione di conflitti e lacerazioni che segnano sempre più profondamente la nostra società».

È una presa d’atto amara, quella di Attilio Befera: o quantomeno un piccolo passo verso la presa di coscienza che se continua il martellamento delle tasse, presto o tardi, per qualcuno finirà male. E non soltanto per gli italiani che si suicidano.  

Il giorno dopo l’assalto di Bergamo, il direttore dell’Agenzia delle entrate, che è anche presidente di Equitalia, si è rivolto ai dipendenti attraverso i siti intranet delle due strutture. Una lunga lettera che parte dal «sospiro di sollievo» per la positiva conclusione della vicenda di giovedì e dall’«ammirazione» per il comportamento di Carmine Mormandi, il dipendente più direttamente coinvolto. E che si conclude con un appello alle istituzioni, perché facciano sentire la loro voce, visto che «il problema di fronte al quale ci troviamo, non si può liquidare come il nostro problema, il problema dell’Agenzia delle entrate o di Equitalia». L’anno scorso, il direttore dell’Agenzia delle entrate aveva indirizzato un altro messaggio ai dipendenti, invitandoli alla massima correttezza nei confronti dei contribuenti.

Il problema è che adesso Equitalia, pur di dare la “caccia” a qualsiasi evasore possibile sta evadendo la dignità umana e il senso della misura che è dovuto verso ogni cittadino, che non può essere considerato una cavia da spremere senza pietà.  

Equitalia sta tirando troppo la corda. Befera comincia forse ad avvertire il peso della situazione e ai dipendenti chiede però, in particolare, di evitare qualsiasi comportamento che potesse apparire in qualche modo vessatorio. Già allora la tensione su questi temi era alta, ma negli ultimi mesi si è fatta ancora più forte, con episodi, non solo quello di ieri, in cui è stato superato il confine tra protesta e dissenso. Episodi che hanno coinvolto Equitalia, la società pubblica che ha il compito di riscuotere i debiti fiscali (il direttore generale nel dicembre scorso è stato ferito da un pacco bomba) ma anche la stessa Agenzia, ossia la struttura incaricata di incassare i tributi e di dare la caccia agli evasori.

Per rappresentare l’attuale stato d’animo di chi opera nell’amministrazione finanziaria Befera riporta le parole di una dipendente: «Se lavoriamo male, ci accusano di essere complici dei tanti furbi che evadono, se facciamo invece il nostro dovere, siamo gli aguzzini di gente disperata che non sa più dove sbattere la testa».

Da questo dilemma però, secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate, gli uomini e le donne del fisco non possono uscire da soli, perché si tratta del «problema cruciale di tutto il Paese». E allora «la voce costante alta, autorevole e chiarificatrice delle Istituzioni, sarebbe di grande conforto nella situazione drammatica che sta vivendo il nostro personale».

Insomma, Agenzia ed Equitalia faranno di tutto per «contribuire a sciogliere nodi intricati», ma serve una verifica a livello più alto. «Quello di cui abbiamo bisogno – scrive ancora Befera – è chiarezza e condivisione riguardo a ciò che dobbiamo fare, perché noi non lavoriamo per alcuni contro altri, ma per l’intera collettività».

Questo appello ha un senso particolare in una fase in cui il governo guidato da Mario Monti, spinto dalla situazione di emergenza, si è affidato soprattutto all’aumento della pressione fiscale per raggiungere gli obiettivi di risanamento richiesti al nostro Paese. Una scelta che è stata accompagnata anche dalla volontà di inasprire la lotta all’evasione, anche con azioni che qualcuno ha giudicato spettacolari.

Nel testo della lettera non ci sono riferimenti diretti, ma è chiaro che pesa anche il clima della campagna elettorale, in cui non solo dai partiti di opposizione ma anche da alcuni di quelli che sostengono il governo sono arrivate parole molto critiche sulle scelte fiscali dell’esecutivo. Parole che hanno contribuito a portare alla stelle una tensione certamente indotta dal difficilissimo momento economico, in cui in particolare per le imprese l’adempimento del dovere fiscale si fa più difficile.

Befera fa un accenno a questa situazione parlando delle «accuse incredibili che da più parte ci vengono rivolte», secondo le quali saremmo proprio noi coloro che più stanno contribuendo a sgretolare la coesione sociale». La richiesta implicita è che sia il governo a difendere da queste accuse chi lavora per il fisco italiano: un lavoro «ingrato» che ora diventa anche «pericoloso».

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