Non voleva fare del male a nessuno, se non urlare al governo la sua disperazione: l’imprenditore rischia 8 anni di carcere. Intanto il “fuhrer” Monti non si ferma  

Denzel Washington nel film "John Q"

Luigi Martinelli, l’imprenditore sequestratore rischia otto anni di galera, per essersi barricato nella sede dell’ufficio delle entrate del basso bergamasco, con tanto di fucile a pompa e due pistole, trattenendo come ostaggi gli impiegati e gli utenti per poi liberarli subito dopo.

All’indomani della dramma che ha lasciato l’Italia per circa sette ore con il fiato sospeso, e che per fortuna è finito senza vittime, i programmi d’informazione questa mattina e per tutta la giornata hanno argomentato l’accaduto.

Increduli e basiti si rimane dinanzi a dichiarazioni di taluni soggetti dell’informazione, che prontamente hanno condannato il gesto disperato dell’uomo.

Preso atto dei debiti di Martinelli che l’hanno portato alla follia, chi siamo noi per giudicare tale atto? Nessuno può conoscere qual è stata la miccia che ha fatto saltare il cervello di Luigi. Non si devono creare alibi, è stato detto. Alibi di cosa e a chi?

É facile condannare a morte una persona fragile che ha perso la testa dinanzi alla paura di perdere i sacrifici di un’intera vita; se si vuole condannare, allora cominciamo con l’operato dei nostri parlamentari senza creare “alibi”.

A tal proposito mi sovviene la frase del senatur Bossi, il quale nei suoi ridicoli comizi ha dichiarato ” nessuno ha rubato, ci sono stati solo degli errori”. Qui la domanda nasce spontanea, perché la famiglia Bossi al completo non è stata arrestata? Eppure hanno commesso un reato. Si sono appropriati indebitamente di soldi pubblici, soldi degli italiani. Riluttante costatare che il reato di appropriazione indebita, benché contemplato dal codice penale, resti inapplicato. Sbalordita per tale dichiarazione che sa di beffa e altrettanto esterrefatta nel vedere che i militanti della lega, e qui si evince la completa ignoranza di questo popolo, che dinanzi a cotanto ladrocinio, sono lì a sostenere chi li ha traditi.

Eppure per il “fecciume” della Lega Nord le porte delle carceri non si sono aperte, come non si aprono nemmeno per chi compie omicidi e stupri, in questo paese garante dell’illegalità.

Condanniamo, dunque, il professor Monti, perché come Hitler sta portando avanti il suo progetto criminale. Ciò che, in modo vile, il professore sta facendo dovrebbe esser considerato – con le debite proporzioni – un crimine contro l’umanità. Affinché Monti-Hitler si fermi cosa deve ancora accadere?

Inutile menzionare i nostri falliti parlamentari i quali sono già in campagna elettorale e ciò che è accaduto non li sfiora minimamente, e qualora li sfiorasse, sono bravi dinanzi le telecamere a usare paroloni a difesa del sequestratore, e a sputare sentenza contro l’esecutivo. Non posso dunque, anche qui esimermi da alcune riflessioni.

In questi giorni ho assistito all’indignazione dei politici, perché l’ex comico Beppe Grillo ha dichiarato che la mafia è migliore della politica. Critiche a valanga per tale dichiarazione. Eppure è pacifico che mafia e politica “camminano a braccetto”, vale a dire, sono una sola cosa. Pagliacci questi politici che nonostante le molteplici, come avrebbe detto l’allora direttore del Tg4, Emilio Fede, figure di m…da, continuano a indossare le maschere di persone perbene, dedite alla patria.

Grillo è stato definito “l’anti-politica”, il populista. Per tanti anni relegato nell’oblio, poi d’improvviso spunta come una margherita in un campo di ficus. Non lasciatevi ingannare dai falsi profeti. Grillo vuole entrare in politica, domandiamoci, per quale recondito motivo? Chi tira i fili di questo burattino? Quale poltrona gli è stata promessa?

L’Italia ha bisogno di un cambio generazionale, un cambio vero, fatta di gente motivata, di sani principi, e di onestà intellettuale. Forse per mandare a casa questi farabutti occorrerebbero tanti Martinelli, urge una guerra civile.

Ciò che è accaduto fa rivivere in diretta il film “John Q”, interpretato dal premio oscar Denzel Washington.

Il film raccontava la storia di un padre che per salvare la vita al figlio di soli otto anni, affetto da una rara malattia cardiaca, si barrica nell’ospedale in cui è ricoverato il bambino in attesa di un cuore nuovo e prende in ostaggio il personale ospedaliero e alcuni pazienti. Nel film, è affrontato un tema che da sempre è stato dibattito della politica americana vale a dire l’assistenza sanitaria. Il film finisce con l’arresto del padre circondato dalla solidarietà dei cittadini e l’avvenuto trapianto di cuore.

La storia di Luigi come quella di John Q, cui esprimo la mia solidarietà, e contesto fortemente il suo arresto, perché non era nell’intento dello stesso far del male a nessuno, se non quello di urlare al governo tutta la sua disperazione; ed è questo gesto che dovrebbe indurci, a essere solidali con Martinelli, e se necessario a unirci per salvarlo dalla galera, perché in fondo con tale gesto, ha espresso la realtà che attanaglia l’Italia intera.

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