Lo Special One conquista la Liga al secondo anno con il Real Madrid: resta soltanto la beffa della Champions

Josè Mourinho portato in trionfo

Il solito vincente. A tradirlo sono stati soltanto gli errori di Ronaldo, Kakà e Sergio Ramos dal dischetto del rigore nella semifinale contro il Bayern. E’ per quegli sbagli che Mourinho non potrà inseguire fino in fondo la conferma della legge del secondo anno anche a Madrid così come già fatto a Oporto, Londra e Milano.

Ma il Real che ha festeggiato la 32° Liga della sua storia sbancando la Cathedral di Bilbao (primo club a vincere il titolo sul campo dei baschi) rappresenta, però, per José una delle più grandi soddisfazioni della carriera. Lo ha detto lui stesso festeggiando la conquista e definendola “la più difficile di tutte” e lo dicono le statistiche perché Mou è diventato il primo allenatore nella storia del calcio capace di vincere il campionato in Italia, Spagna e Inghilterra, le tre leghe più competitive.

In realtà il portoghese è a quota quattro avendo conquistato anche lo scudetto nel suo paese grazie al Porto. Numeri che lo mettono sullo stesso livello di due leggende come Giovanni Trapattoni (che vinse in Italia con la Juventus nel 1977, 1978, 1981, 1982, 1984, 1986 e l’Inter nel 1989, in Germania con il Bayern Monaco 1997, in Portogallo con il Benfica 2005 ed in Austria con il Salisburgo 2007) ed Hernst Happel (campione d’Austria con il Rapid Vienna nel 1960 ed il Tyrol nel 1989 e 1990, campione d’Olanda con il Feyenoord nel 1969 e 1971, del Belgio con il Bruges dal 1976 al 1978 e campione di Germania con l’Amburgo nel biennio 1982-1983).

Un risultato raggiunto a solo 49 anni e dopo essere stato uno dei tre allenatori ad aver sollevato la Coppa dei Campioni alla guida di due club differenti insieme allo stesso Happel e al tedesco Hitzfeld. Non è un mistero che il trasloco a Madrid fosse giustificato proprio dall’ambizione di scrivere un nuovo capitolo nel libro dei record del calcio europeo. Mourinho aveva fallito nella prima stagione, dovendosi accontentare della Copa del Rey conquistata in finale contro il Barcellona, e si è rifatto nella seconda.

Uno schema già vissuto ad Oporto con l’arrivo nel dicembre del 2001 e la conquista dei titoli nel 2003 (campionato, Coppa del Portogallo e Coppa Uefa) e 2004 (campionato, Champions League e Supercoppa portoghese). Ripetuto a Londra sponda Chelsea dove la Premier arriva al primo tentativo nel 2005 ma si ripete anche l’anno successivo. Andamento riproposto anche a Milano: scudetto subito oltre alla Supercoppa e poi Triplete nel 2010.

Se il portoghese ha scelto di rimanere a Madrid oltre la scadenza fisiologica del secondo anno è forse proprio per quei rigori mancati contro il Bayern di Monaco. Mou ha spesso ricordato come il suo lavoro ottenga i risultati migliori a lungo termine perché è quello il momento di raccogliere i frutti dell’integrazione tra tecnico, dirigenza e squadra. Lo aveva annunciato anche a Madrid nell’agosto del 2010 appena messo piede a Valdebebas: “L’amalgama completo si raggiunge solo a partire dalla seconda stagione, quando una squadra ha acquisiti dei meccanismi e una filosofia di gioco. Ho sempre sostenuto che le mie squadre raggiungono il top nella corso della mia seconda annata in panchina, anche se alcune hanno vinto qualche cosa già nella prima. Spero che succeda lo stesso col Real”.

E’ successo anche questa volta consentendogli una rivincita sul Barcellona di Guardiola cui ha riservato il primo pensiero dopo la conquista: “Abbiamo battuto una delle squadre più forti della storia ma non esiste solo il loro modo di fare calcio”. Diretto. Puntuto. E già proiettato al futuro: “Loro sono un grandissimo gruppo e continueranno a esserlo ma noi vogliamo vincere”. Voglia di provarci altrove dopo sette scudetti? “Non mi interessa farlo in un quinto paese. Voglio vincere il mio ottavo scudetto in Spagna“.

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