Rivelate 17 lettere del defunto capo di Al Qaeda. Tanta frustrazione per l’incapacità di alcuni gruppi jihadisti

Osama Bin Laden

“Lettere da Abbottabad”: sembra quasi il titolo di un libro dell’Ottocento, e invece è il titolo di una raccolta di 17 documenti stilati o ricevuti da Osama bin Laden nel suo ultimo rifugio.

Sono stati diffusi oggi per volontà dell’amministrazione Obama, ad un anno dal raid in cui il leader di al Qaeda fu ucciso dai Navy Seal, ma anche a sei mesi dalle elezioni per la Casa Bianca. Ne viene fuori così, in maniera diretta, che il leader di al Qaida era frustrato per «l’incompetenza» di molti gruppi affiliati alla sua organizzazione, ma anche che era esaltato dalla Primavera Araba. Il 26 aprile 2011 (ovvero 5 giorni prima di morire), scriveva infatti che «ciò che stiamo vedendo in questi giorni di continue rivoluzioni è un evento grande e glorioso … che riguarda gran parte del mondo islamico … e farà uscire i musulmani dal controllo dell’America».

Nella perquisizione della villa ad Abbottabad, in Pakistan, sono state trovate migliaia di file in cinque computer e in un centinaio di pennette. Quelli che sono stati diffusi oggi – nel sito web del Combating Terrorism Center dell’accademia militare di West Point – mostrano, secondo gli analisti dello stesso centro, «la frustrazione di bin Laden con i gruppi jihadisti regionali e la sua apparente incapacità di esercitare il controllo sulle loro azioni e dichiarazioni pubbliche». Nondimeno, mostrano che il leader di al Qaida continuava ad impartire direttive. Nel documento sulla Primavera Araba, bin Laden si rivolge ai jihadisti in varie parti del mondo, e ad esempio ammonisce sugli «ostaggi francesi dei nostri fratelli nel Maghreb Islamico»: dopo l’intervento francese «a favore del popolo libico… è evidente che gran parte della gente sostiene Sarkozy; perciò se abbiamo necessità di ucciderli, questo dovrebbe esser fatto solo dopo la fine degli eventi libici».

Anche in altri scritti bin Laden impartisce direttive, ad esempio sulla scelta del leader del ramo di al Qaida nella penisola arabica (Aqap), mettendo in chiaro di non volere che l’incarico venga affidato ad Anwar al Awlaki, poi ucciso dalla Cia in Yemen con una bomba lanciata da un drone. In un documento afferma anche che «la nostra forza è limitata» e paragona gli Usa ad un grande albero pieno di rami, sostenendo che «il modo migliore per abbatterlo è concentrarsi sul tronco».

E ancora, nel 2010, scriveva che stava per diffondere «una dichiarazione per affermare che stiamo per avviare una nuova fase per correggere (gli errori) che abbiamo compiuto». Errori come «l’inutile» uccisione di civili musulmani, compiute in particolare in Iraq e Somalia. E a questo proposito scriveva per chiedere «ad ogni emiro della regione di prestare estrema attenzione al controllo di azioni militari». Dagli scritti diffusi emerge inoltre un rapporto con i «fratelli pachistani», ma non c’è alcun riferimento alle autorità di Islamabad.

Allo stesso modo, viene chiaro un rapporto conflittuale con l’Iran, che deteneva numerosi jihadisti e anche alcuni componenti della famiglia bin Laden. La selezione scelta per la diffusione è composta da lettere o bozze di lettere, per un totale di 175 pagine nella versione originale in arabo, e 197 nella traduzione in inglese. La prima è datata settembre 2006, l’ultima aprile 2011. Alcune sono incomplete o non indicano chi ne sia l’autore o il destinatario. Di certo rappresentano però un buon inizio per molti studiosi.

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