Gli italiani sempre più disperati al cospetto della crisi e il premier ancora insiste con la sua politica scriteriata delle tasse per risanare il Paese. Il dovere di dimettersi

Mario Monti

Il campanello d’allarme stavolta è chiaro e inequivocabile. Un uomo si è barricato nella sede dell’Agenzia delle entrate a Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo, e ha preso una dozzina di ostaggi.

Tutti sono stati fatti uscire e alla fine la resa, dopo 7 ore. Luigi Martinelli, al culmine della sua disperazione, si è consegnato ai Carabinieri, non prima di aver detto quella frase che è diventato il grido di dolore di milioni di italiani: “sono rovinato”.

E’ l’ennesimo episodio inquietante, generato dalla disperazione singola e collettiva del non riuscire più a pagare i debiti e le tasse. E’ una logica conseguenza della politica sprezzante verso la crisi stessa che sta portando avanti l’attuale premier italiano Mario Monti.

Tasse su tasse, tagli su tagli, senza alcuna idea o proposta per la crescita e con un potere d’acquisto che si riduce di giorno in giorno.

Intanto i suicidi di imprenditori, piccoli artigiani e disoccupati continuano, al ritmo di quasi uno al giorno. E’ una spirale di crisi e odio che va pericolosamente di pari passo.

Le tasse aumentano e gli italiani non sanno più come andare avanti. Non si tratta più di facile populismo o demagogia ma di indiscutibile realtà dei fatti. E’ arrivato il momento di restituire la parola agli italiani e ridare al Paese un governo politico. Forse farà schifo ma di sicuro non farà peggio di quello che sta combinando l’abusivo esecutivo dei tecnici.

Il Governo Monti sta mostrando l’arroganza disumana di chi considera le persone in difficoltà dei poveri falliti da spremere, alla stregua di rottami da stritolare senza pietà. E così un suicidio diventa non la sconfitta di uno Stato che vanifica con la propria pressione una vita, bensì un normalissimo prezzo da pagare.

La vita umana per il professor Monti è solo un numero, un’equazione, una firmula algebrica e nulla di più.

Lo Stato può tutto eppure non concede più nulla in cambio. E il presuntuoso e delirante Monti minimizza o addirittura fa finta di nulla, come se le morti in serie fossero degli episodi di cronaca nemmeno da sottolineare sui giornali.  Un rituale messa in conto: giusto per tornare sempre al discorso dei numeri e dei calcoli.

Viene quasi il dubbio che Monti, vivendo da nababbo tra Palazzo Chigi e le sue ville, non si renda affatto conto del punto di non ritorno, senza precedenti, che ha raggiunto il dramma della gente.

L’urlo della crisi viene forse considerato a Montecitorio meno di uno starnuto di Berlusconi, Casini o Bersani. Ma l’impressione è che Monti stia giocando con il fuoco.

L’Italia è allo sbando, la disperazione della gente incomincia a debordare e tradursi in un qualcosa in più del solito lamento… Fino a quando i professoroni faranno finta di nulla?

Nessuno si meravigli se dopo il disperato che si barrica a Bergamo, un giorno o l’altro, qualcuno deciderà di perdere la ragione e andare ad affrontare Monti in prima persona. Il rischio c’è, esiste e a questo punto è sotto gli occhi di tutti. 

Ecco perchè il 3 maggio 2012 scrive la storia dell’unica soluzione in questo momento: e cioè che il professore tolga il disturbo e sparisca una volta per tutte da quella scena politica che non gli appartiene e dove mai nessuno l’ha legittimato (visto che il suo incarico non è “figlio” del voto sovrano).

Monti deve lasciare subito, se possibile senza quell’insopportabile velo aristocratico di perbenismo edulcorato e quelle patetiche sceneggiate intrise di finto moralismo.

La luna di miele è finita e il sipario sta per calare: per il governo e per l’altrettanto inadeguato presidente della Repubblica.

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